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Eitan, l'accusa dello zio: "In Israele lo tengono nascosto in qualche buco, come in un carcere di Hamas"

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Ancora polemiche intorno al piccolo Eitan, l'unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. "Il fratello di Aya è andato all’ospedale di Sheba e non ha trovato Eitan - ha denunciato in un’intervista a N12 Or Nirko, zio paterno del bimbo, dopo la decisione del nonno materno di portare il piccolo in Israele. Lunedì 13 la nonna di Eitan, Etti, in dichiarazioni alla radio israeliana 103Fm, aveva difeso la famiglia dall’accusa di sequestro e sostenuto, come riportava il Jerusalem Post, che Eitan stesse effettuando controlli e terapie presso lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer.

 

 

Per Or Nirko - il marito di Aya Biran, affidataria in Italia di Eitan - la vicenda che riguarda il piccolo è "un gravissimo reato penale". Lo zio di Eitan ha citato la Convenzione dell’Aja e ribadito l’accusa di "rapimento" di un bambino che "ha passato tutta la vita in Italia", che "non ha mai vissuto in Israele", dove "non ha amici". "Le autorità di Israele devono sapere che Eitan è stato rapito - ha incalzato -. E' prigioniero. La famiglia Peleg si rifiuta di dire dove si trovi". Di qui la pesante accusa: "Come i soldati prigionieri di Hamas, così nascondono Eitan in qualche buco". E ancora: secondo Or Nirko, "questa famiglia fa esclusivamente il proprio interesse".

 

 

Di tutt'altro tenore le dichiarazioni da Israele: "Eitan sta bene, e a lui andrebbe chiesto con chi vuole vivere - ha affermato a Radio Capital, intervistata da Selvaggia LucarelliSara Carsaniga, l’avvocata di Shmuel Peleg, il nonno materno che pochi giorni fa ha portato Eitan in Israele. "La mossa del mio assistito complica le cose ma il bambino aveva il diritto di vivere sia in Israele che in Italia - ha dichiarato la legale -. Tutte e due le famiglie hanno gli stessi diritti di rappresentare le proprie ragioni e la questione andava risolta prima. Ma il contraddittorio in tribunale è stato sempre a favore di una parte sola". Sulle accuse rivolte dalla zia materna contro il nonno del piccolo che sarebbe stato condannato in passato per maltrattamenti, l’avvocato Carsaniga è lapidaria: "Vecchia vicenda di più di 20 anni fa già risolta e ridimensionata".