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Palermo, costretta a pagare il pizzo per lavorare: amministratore giudiziario estorceva soldi a una consulente

Christian Campigli
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Essere costretta a pagare per poter lavorare. Con buona pace del diritto, dell'articolo uno della nostra Costituzione e dell’umana decenza. Una storia sconvolgente, che però descrive bene le prevaricazioni e le angherie perpetrate, anche a medi e alti livelli, in un paese in cui “avere un posto fisso” è diventato una specie di terno al Lotto. Si trova agli arresti domiciliari il commercialista Antonio Lo Mauro, cinquantacinque anni,  nominato amministratore giudiziario e indagato per estorsione aggravata dall’abuso dei poteri e con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione. L'arresto è stato effettuato dai finanzieri di Palermo, su delega della procura, dando esecuzione ad un’ordinanza emessa da Cristina Lo  Bue, giudice delle indagini preliminari. Lo Mauro è amministratore giudiziario da ben sei anni (settembre 2015). Un ruolo importante, determinato per altro dalla decisione del tribunale del capoluogo siciliano.

 

 

La vicenda ha un inizio preciso: il 9 aprile scorso. Virgilio Bellomo, ingegnere e amministratore delle cave Buttitta, a Bagheria, si rivolge alla magistratura dopo che aveva raccolto una confidenza della propria consulente fiscale e contabile. “Lo Mauro mi ha costretto a versare dei soldi. Non ho potuto dire no, rischiavo di perdere l’incarico. Ed ero in stato di bisogno, essendo l’unica a casa che percepisce un reddito. Adesso ho paura che mi chieda altri soldi”. Scattano subito le indagini e dopo un mese la professionista viene ascoltata dai finanzieri. Piange e conferma tutto. È stata costretta a pagare, troppo il rischio di perdere il lavoro e di non avere più il denaro necessario per mantenere la sua famiglia. Il ricatto, perché di questo si deve parlare senza troppi giri di parole, prevedeva il pagamento di cinquemila euro e il saldo di un debito dello stesso Lo Mauro con un altro professionista, corrispondente ad oltre seimila euro. Il commercialista era stato nominato amministratore giudiziario dal tribunale per le misure di prevenzione di Palermo, per gestire la cava Buttitta, a Bagheria, dopo che uno scandalo aveva coinvolto l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, finito sotto inchiesta insieme all’ex presidente Silvana Saguto.

 

 

Lo Mauro si è fatto consegnare il “pizzo” in due tranche nell’estate del 2017. Denaro che la sua vittima era stata costretta a prelevare con il proprio bancomat. "Lo svolgimento rigoroso dei compiti affidati all'amministratore giudiziario – ha sottolineato il colonnello Gianluca Angelini, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo - assume un ruolo fondamentale e decisivo in quanto quest'ultimo si presenta come una naturale propaggine dello Stato in contesti del settore privato, come appunto la gestione di società, per ripulire la contaminazione criminogena posta a fondamento dei sequestri". Una storia orrenda, che racconta come il tema del lavoro, per troppi anni dimenticato, deve tornare ad essere la priorità della politica. Nella sua interezza.