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Tiziana Cantone, altro che suicidio: "Fu strangolata". La "bomba" del medico legale apre nuovi scenari

Christian Campigli
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Strangolata. Uccisa. Per motivi che, al momento, si possono solo ipotizzare. Un'autentica bomba, che cambia radicalmente la prospettiva relativa alla morte di Tiziana Cantone, la giovane che, con la sua tragedia, ha fatto conoscere agli Italiani l'orrore celato dietro al Revenge porn. Una pratica che potrebbe sembrare innocua, quasi goliardica, ma che al contrario può, in un attimo, rovinare la vita ad una persona. Nel 2016 vennero diffusi su WhatsApp prima e sul web poi sei video intimi della ragazza nativa di Casalnuovo di Napoli.

 

 

Riprese molto spinte, pornografiche. Che diventarono in un attimo fonte di ispirazione per gli onanisti di mezzo mondo. Senza dimenticare le migliaia di commenti volgari, virulenti e senza un briciolo di pietà allo quali la giovane campana, abbandonata dal padre pochi mesi dopo la sua nascita, venne sottoposta sui social network, Facebook in primis. Perché nei video si vedeva in modo distinto il volto della ragazza. E in pochi attimi si diffuse in rete anche il suo nome. La sua morte venne presto catalogata come un suicidio. Come l'estrema risposta alla vergogna di vedere il proprio corpo bramato con avidità dal vicino di casa, piuttosto che dal macellaio della zia. Una vergogna senza fine, che le impediva persino di uscire di casa. Oggi il terremoto che dovrà, indubbiamente, rimodulare le indagini. E che apre prospettive assai diverse. Le tre pagine della relazione del professore Mariano Cingolati, (già perito nel caso di Meredith Kercher) analizzano con grande attenzione le foto scattate sul corpo della trentenne e smontano, pezzo dopo pezzo, la tesi del suicidio. Sul collo di Tiziana Cantone ci sono due segni, fino ad oggi mai presi in considerazione. Due solchi, da ricondurre a due momenti differenti. Il primo sarebbe la prova maestra dello strangolamento, il secondo, che dista pochi centimetri, sarebbe stato procurato dopo il decesso della ragazza.

 

 

Una sorta di macabra messa in scena, un impiccagione organizzata per simulare il suicidio della donna. La consulenza del professor Cingolani, ordinario di Medicina Legale presso l'università di Macerata, è stata voluta dai consulenti della Emme Team, a loro volta schierati al fianco di Maria Teresa Giglio (la madre di Tiziana) ed è destinata ad entrare nel fascicolo di indagine condotto dal pubblico ministero Giovanni Corona. Secondo il cattedratico, la Cantone sarebbe stata strangolata con la sciarpa di pashmina già repertata e acquisita agli atti. Nella relazione si legge che "la lesione reca caratteristiche tipiche del solco da strangolamento, per uniformità di profondità, continuità e andamento trasversale". Uno studio che dovrà, è bene ricordarlo, essere valutato con attenzione dai magistrati. Ma che, inevitabilmente, apre nuovi scenari e tesi accusatorie completamente diverse. Un'indagine che merita la massima attenzione. Per fare giustizia su una ragazza innocente, che non è mai riuscita a trovare il vero amore tra le braccia di un uomo.