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Sara Pedri, i carabinieri: "Indagare il primario e la sua vice". Ipotesi reato di maltrattamenti

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L'inchiesta nata dalla sparizione di Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 31 anni scomparsa lo scorso 4 marzo da Trento, un giorno dopo essersi dimessa dall'ospedale Santa Chiara, è a un punto di svolta. Dopo un'ispezione, i carabinieri del Nas hanno inviato una informativa alla Procura con la quale chiedono di iscrivere sul registro degli indagati i vertici del reparto dove la giovane dottoressa lavorava: si tratta dell'ex primario di ginecologia e della sua più stretta collaboratrice per maltrattamenti nei confronti di 14 tra medici, dottoresse e personale infermieristico in servizio all'ospedale trentino. Fra loro anche Sara.

 

 

Nel mirino, dunque, l'ex primario Saverio Tateo e la sua vice Liliana Mereu, entrambi trasferiti lo scorso 12 luglio dopo la decisione della Commissione interna istituita dall'azienda sanitaria di Trento. Il Messaggero - che ha svelato l'informativa dei Nas - racconta come siano stati demansionati e costantemente insultati 14 camici bianchi, sin dal 2018. I carabinieri ipotizzano il reato di maltrattamenti, sul quale adesso dovrà decidere la pm Licia Scagliarini, titolare del fasciscolo sulla ginecologa scomparsa.

 

 

Sara Pedri si era specializzata a Catanzaro e aveva vinto un concorso per lavorare in Trentino alla fine del 2020. La ragazza, dopo pochi mesi dall'esperienza, ha iniziato a stare male, perdere peso, non rispondere più alle telefonate della sua famiglia. Fino alle dimissioni del 3 marzo. Il giorno dopo la sua macchina viene trovata vicino al ponte di Mostizzolo, sul torrente Noce. Il cellulare all'interno. Si pensa al suicidio. Ma il suo corpo non si trova. Nelle settimane successive, altri operatori sanitari cominciano a denunciare un clima di terrore e omertà in reparto. Ora la svolta dell'inchiesta.