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Omicidio Bergamo, l'interrogatorio di Alessandro Patelli: "Ho usato il coltello per paura"

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Da un battibecco alla violenza efferata in pochi secondi. Ieri a Bergamo, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, un ragazzo italiano di 20 anni ha accoltellato a morte - pare con cinque fendenti - un 34enne di origine tunisina ma residente a Terno d'Isola mentre passeggiava con la famiglia (la moglie e due figli). Tutto a causa di una lite, sembra, dopo che si erano leggermente urtati incrociandosi sul marciapiede.

 

 

Quando Alessandro Patelli - il presunto omicida - è rientrato in casa, lo ha fatto per prendere il coltello con il quale ha ucciso Marwen Tayari? È uno dei punti su cui ha insistito il pm Paolo Mandurino durante l’interrogatorio finito verso la mezzanotte di domenica 8 agosto al comando dei carabinieri di via delle Valli, Bergamo. Il ragazzo, 19 anni, giardiniere, è in carcere: è stato arrestato per omicidio volontario. Non ci sono dubbi che sia stato lui a colpire il tunisino di 34 anni, lo ha ammesso e tutto si è svolto in pochi attimi. L’arma, un coltellino a serramanico, è stata sequestrata. Nell'interrogatorio, Patelli ha risposto solo a una parte delle domande. Secondo la moglie della vittima Eleonora Cattaneo e la figlia dodicenne, le uniche persone ad avere assistito all’omicidio, Patelli è uscito di casa alle 13 e c’è stato un primo scambio di frasi. Poi, è rientrato ed è tornato armato.

 

 

 

La versione del ragazzo è diversa secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Ha raccontato che era diretto a Trescore Balneario, dove la famiglia ha un terreno in parte coltivato. Ha spiegato che quando ci va, porta sempre il coltellino con sé per i lavoretti da fare. "Sono uscito ed erano seduti sui gradini. Stavo ascoltando musica e non ho capito che cosa la vittima mi ha detto. Sono arrivato al motorino e mi sono reso conto che non avevo il casco. Allora sono tornato in casa a prenderlo". Nell’appartamento al primo piano non c’era nessuno. La madre era al lavoro in un supermercato, mentre il padre aveva portato in ospedale a Seriate l’altro figlio, che si era ferito con la motosega mentre lavoravano proprio a Trescore. Facendo i gradini verso la strada, Patelli ha urtato leggermente la figlia del tunisino. Tayari gli ha intimato di fare attenzione, il ragazzo gli ha risposto e gli animi si sono scaldati. A detta del 19enne, il tunisino gli ha inveito contro: "Sono armato, stai lontano", gli avrebbe detto, sentendosi minacciato. Sempre secondo la sua versione, Tayari per tutta risposta avrebbe sollevato la maglietta per mostrargli alcune ferite che aveva sul petto, come per dimostrargli che non aveva paura. Poi, lo avrebbe spinto a terra. Temendo che lo colpisse con una bottiglia di birra che aveva in mano, Patelli ha reagito con il coltello. L’interrogatorio si è fermato a questo punto, quando i ricordi del ragazzo hanno iniziato a farsi confusi. Nelle prossime ore dovrà comparire davanti al gip per la convalida dell’arresto e il suo racconto andrà verificato.