Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Omicidio Monteiro, un testimone: "Uno dei fratelli Bianchi ha colpito Willy con un calcio da arti marziali"

  • a
  • a
  • a

Davanti al pm Giovanni Taglialatela, deposizione da parte di Alessandro Rosati, chiamato come testimone nel processo che vede imputati i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, morto nella notte tra il 5 e il 6 settembre scorsi. "Ho visto arrivare i fratelli Bianchi, che conoscevo di vista - ha affermato il teste -. Uno dei due ha tirato un calcio a Willy e l’ho visto cadere. Era un calcio tirato da chi lo sapeva tirare, un calcio da arti marziali". Rosati ha risposto appunto alle domande del pm Giovanni Taglialatela, ricostruendo la dinamica degli eventi che hanno portato alla morte del 21enne di origini capoverdiane.

 

 

Il racconto è iniziato così: "Quella tra il 5 e il 6 settembre scorsi era una serata come tante, passata con gli amici. Intorno alle 2 abbiamo deciso di andare a casa, ma quando stavamo scendendo le scale per raggiungere il parcheggio, la mia attenzione è stata richiamata dal mio amico Massimiliano che mi ha riferito di alcuni apprezzamenti molesti rivolti alla mia ragazza. Mi sono fatto indicare da lui i due, li conoscevo di vista, erano Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Sono tornato indietro - ha raccontato ancora nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Frosinone - per andare a parlare con Francesco, chiedendogli spiegazioni".

 

 

Alessandro ha quindi proseguito: "Dopo avermi tranquillizzato - le sue parole -, dicendo che era stato il suo amico, che aveva bevuto, mi ha chiesto scusa anche da parte sua. La discussione sembrava esser finita lì, ma poi Federico mi ha detto che era stato colpito da Belleggia. C’è stata quindi una nuova discussione sul luogo dell’aggressione, di lì a poco sono arrivati i fratelli Bianchi, ho visto il calcio a Willy e ho chiamato Federico (Zurma, l’amico del quale la vittima aveva preso le difese, ndr) per invitarlo ad andare via, perché avevo capito che la situazione stava prendendo una brutta piega".