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Maxi frode fiscale su carburante, indagati sfoggiavano auto di lusso e chiesto reddito di cittadinanza

Christian Campigli
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Viaggiavano su auto di lusso. Frequentavano ristoranti a la page e facevano la bella vita. In barba alle più elementari regole di convivenza e di rispetto della legge. E, soprattutto, evadevano sistematicamente le tasse. Fregandosene se, quei denari, poi sarebbe serviti per migliorare gli ospedali pubblici, le scuole o per pagare gli stipendi delle forze dell'ordine. L'inchiesta della procura di Nocera Inferiore (piccolo centro in provincia di Salerno), diretta da Antonio Centore, ha scoperto una clamorosa evasione fiscale, orchestrata da un paio di imprenditori che lavorano nel settore dell'import di carburante.

 

 

Una lunga e complicata serie di accertamenti, che ha portato la guardia di finanza ad arrestare quattro persone e a sequestrare beni per oltre centoventotto milioni di euro, tra i quali figurano anche ventisette veicoli commerciali utilizzati per il trasporto dei carburanti, quote societarie, i compendi aziendali di nove imprese, due depositi commerciali, dieci impianti di distribuzione e un'imbarcazione di lusso. Porsche e Lamborghini, i quattro malviventi non si facevano davvero mancare nulla. Contestati, oltre al contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, anche i reati di autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni. Un'operazione complessa, che vede, da questa mattina, l'impiego di oltre duecento finanzieri tra Salerno, Napoli, Potenza, Roma, Chieti, L'Aquila, Mantova e Milano. Le indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Lenza, hanno ricostruito l'attività di due distinte associazioni criminali dell'Agro nocerino-sarnese, dedite alla commercializzazione di carburante adulterato, importato da diversi paesi esteri, eludendo così il pagamento delle imposte. Un'organizzazione ben ramificata e diffusa nel territorio nazionale, tra Lombardia, Abruzzo, Lazio, Campania e Basilicata. Le quaranta perquisizioni hanno posto fine ad un commercio irregolare, che andava avanti da anni.

 

 

Ma al peggio non c'è davvero mai fine. Tra gli indagati, vi sono anche cinque persone che risultavano nulla tenenti e avevano persino presentato la domanda per ottenere il reddito di cittadinanza. L'adulterazione del carburante avveniva in Slovenia e da lì partivano le autocisterne cariche e dirette al nostro paese. I camionisti erano provvisti di una documentazione fiscale falsa, che gli stessi distruggevano non appena varcato il confine e la sostituivano con quella di accompagnamento prevista per coprire il restante tragitto. In Italia lo smercio avveniva in un deposito petrolifero dell'hinterland milanese, dal quale il carburante veniva immesso in consumo, tramite distributori all'ingrosso. Un danno enorme, calcolato, solo in termini di accise in undici milioni di euro, mentre la perdita per il fisco è stata quantificata in quasi cento milioni di euro. Una piovra pronta a tutto pur di vivere nel lusso più sfrenato. Che ora però è stata decapitata dall'intervento delle fiamme gialle.