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Umbria Jazz e Spoleto festival tra lacrime e sorrisi

Claudio Bianconi
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Per ora pare finire venti a venti. La cifra segna lo spartiacque del successo tra Umbria Jazz e Festival di Spoleto, tra la musica da una parte e il resto dello spettacolo, prosa, danza incontri, dall'altra. Con un differenza però: il Due Mondi ha il segno più, la signora Uj quello meno. Ma l'immaginaria partita, giocata su tavoli diversi, ancora non si è chiusa ci sono ancora le stelle dell'ultimo fine settimana per entrambi a mettere i puntini sulle i di due edizioni caratterizzate da un anno difficile per l'Umbria. Così, se a Spoleto Dario Pompili lancia lo slogan il “Festival ha vinto il terremoto”, il direttore artistico Giorgio Ferrara sfodera un incasso di 800mila euro, 20% in più rispetto allo scorso anno (600mila euro a fine festival) e il sindaco Cardarelli riporta un'affluenza di 20mila presenze secondo quanto registrano i dati della mobilità alternativa (scale mobili e parcheggi) del fine settimana; meno roseo è il quadro che si delinea a Perugia per il festival di Umbria Jazz. Qui i primi dati si attestano su 8.500 paganti registrati nel primo fine settimana tra arena e teatro Morlacchi, di cui 2.500 totalizzati durante la serata italiana dedicata a Luigi Tenco. “Tutto in linea con le previsioni”, fanno sapere dall'organizzazione. Ma se continuerà ad andare così come è iniziato, Umbria Jazz 2017 farà registrare un decremento di circa il 25-30% circa il numero di biglietti venduti. Ormai sembrano lontani i tempi delle 35mila presenze. “Non si possono fare paragoni con Spoleto - puntualizza il direttore artistico di Umbria jazz Carlo Pagnotta -, perché a essere in crisi, e i dati lo confermano, sono i festival di piazza come Umbria Jazz caratterizzati da una formula che prevede la trasformazione del centro di Perugia in un enclave riservata al jazz, con musica in ogni angolo”. C'è qualcosa da rivedere, dunque, nell'intera idea del festival Uj, a cominciare dalle nuove misure di sorveglianza. Le nuove direttive in fatto di sicurezza, seppure applicate con ragionevolezza dalle forze dell'ordine, hanno inciso sul libero defluire del pubblico da un'area all'altra della città di Perugia. Una criticità che è andata a incidere fortemente sul calcolo delle presenze: un dato importante per l'appetibilità del festival sugli sponsor e sull'obiettivo della massima visibilità. Da qui, dunque, l'urgenza e la necessità di una nuova valutazione di obiettivi, finalità e impostazione dell'Umbria jazz del prossimo futuro. Anche alla luce sull'ormai certo arrivo del milione di euro nelle casse con l'approvazione definitiva della legge, già passata alla Camera e ora in via di discussione al Senato. Più certezze sulla linea da tenere nel prossimo triennio le conserva invece il Festival dei Due Mondi che quest'anno ha visto la conferma alla direzione artistica di Giorgio Ferrara da parte del ministro Franceschini. “Una linea che non si cambia”, ha detto subito dopo la riconferma Ferrara, incassando da Corrado Augias, membro della Fondazione Festival di Spoleto, il merito di aver ridato linfa vitale a un festival ormai agonizzante. “Unico neo - dice Augias - vorrei vedere più giovani in giro”. Tra le nuove strade da percorrere per entrambi i festival big dell'Umbria, c'è senz'altro quella dell'internazionalizzazione. A Spoleto fioccano i protocolli d'intesa con la Cina, la Colombia e la Russia. Il mercato che si apre nel paese della Grande Muraglia interessa anche Umbria Jazz. Ma dal palco spoletino del chiostro di San Nicolò, la nota penna di Repubblica, Federico Rampini, avverte: “Meglio non fidarsi dei cinesi. Parola di chi ha vissuto a lungo in mezzo a loro”. Intanto, il testo Dario Fo “Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri” recitato in cinese ha sparato un colpo a salve: flop. Sabrina Busiri Vici - Claudio Bianconi