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Cosenza choc: incinta, segregata e picchiata. Arrestato il compagno

Un uomo di 44 anni nei guai per stalking

Christian Campigli
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Una storia orrenda. Di quelle che nessun giornalista vorrebbe raccontare. Che fanno accapponare la pelle e meritano i superlativi, solitamente banditi negli articoli ben scritti. Perché segregare, prendere a cinghiate una donna è incomprensibile. Ma se quella donna è la tua compagna, la persona che dici di amare, quella violenza assume i contorni dello squallore più assoluto. Ma in questa vicenda, che ha come epicentro Cosenza, c'è, se possibile, ancora di più.

 

 

Perché quella giovane è incinta. Ma nemmeno l'arrivo del primogenito, del suo erede, ha fermato la malata idea di relazione affettiva di un ventiseienne italiano, con una lunga sfilza di precedenti penali, fermato ieri dalle forze dell'ordine. La squadra mobile del capoluogo calabrese ha arrestato l'uomo, ritenuto responsabile di lesioni personali e maltrattamenti in famiglia.

Le indagini hanno permesso di dimostrare che il giovane cosentino, già rinviato a giudizio per il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni di una precedente fidanzata, nonostante lo stato di gravidanza dell’attuale compagna, in più occasioni la picchiava con estrema violenza, causandole diversi lividi su tutte le parti del corpo, non disdegnando di sfogare la propria collera con l’utilizzo di una cinghia. Il livello di sudditanza e di soggezione della donna era tale,  che l’uomo le imponeva di fare uso del proprio cellulare solo in sua presenza, giungendo a imporle di non frequentare nessuno, nemmeno i suoi familiari, perché non voleva che questi ultimi la potessero indurre a ribellarsi o le potessero inculcare “strane idee” in testa. La vittima, ormai in uno stato di completa soggezione psicologica, tendeva a trovare continue giustificazioni alla condotta del suo aguzzino. Solo il coraggio e l'amore, quello vero, dei genitori della donna, l'hanno liberata da quello che, di fatto, era un vero e proprio stato di schiavitù. Fisica e psicologica.

 

 

I parenti della ragazza, dopo essersi resi conto dell'inferno nel quale viveva, si sono rivolti immediatamente alla polizia. Preoccupati che la figlia potesse morire. Gli uomini in divisa si sono immediatamente attivati, e grazie ad una sezione dedicata proprio alla violenza contro le donne, i minori e gli abusi sessuali, sono riusciti a ricostruire, nei minimi dettagli, i contorni di questa assurda vicenda. A quel punto l'intervento dei poliziotti è stato rapido e ha portato all'arresto del ventiseienne. Una storia agghiacciante, che non può essere giustificata in alcun modo. Né per l'ignoranza del soggetto coinvolto, né per la sua folle gelosia. Un concetto profondamente sbagliato d'amore, che confonde una carezza con una cinghiata.