Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Mostro di Firenze, "c'è Antonio Banderas". Arriva la serie tv con un super protagonista

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Un tema che continua ad appassionare, a dividere e che nessuno, in Toscana, considera una partita chiusa. Sarà Antonio Banderas il protagonista della nuova serie sul Mostro di Firenze, sei puntate tratte dal romanzo “Dolci colline di sangue”, scritto da Mario Spezi e Douglas Preston.

 

 

 

 La storia si incentrerà su una teoria ben diversa da quella sentenziata in primo grado e poi confermata sia in appello che in Cassazione. Spezi, morto nel 2016 per un tumore, dieci anni prima venne arrestato per un suo presunto (e mai dimostrato) coinvolgimento diretto nel caso del Mostro.

Il giornalista, sul suo manoscritto, ipotizzava che la cosiddetta “pista sarda” fosse l'unica in grado di condurre alla verità. Secondo il cronista il Mostro era il manovale Antonio Vinci. L'edizione italiana del romanzo, tradotto in ventiquattro lingue, è stata molto rimaneggiata rispetto a quella inglese, assai più chiara e completa, proprio per evitare ulteriori problemi con la giustizia. Il danese Nikolaj Arcel si occuperà della regia e della sceneggiatura, in collaborazione con Thomas Jensen. Otto duplici omicidi, compiuti tra il 1968 e il 1985 nelle campagne che circondano Firenze, che hanno letteralmente sconvolto l'intero Paese. Non solo perché si trattava del primo serial killer italiano (almeno in epoca moderna),  ma soprattutto perché il maniaco colpiva giovani coppie che si erano appartate con l'intenzione di fare sesso in auto. A distanza di anni i protagonisti sono quasi tutti morti, anche i due “compagni di merende”, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, condannati in via definitiva con la sentenza di Cassazione del 2000. Pietro Pacciani, considerato la mente del gruppo, morì da innocente, pochi giorni prima dell'inizio del secondo processo d'appello (il primo, che lo aveva giudicato innocente, venne annullato dalla Suprema Corte). Una vicenda nebulosa, che ancora oggi pone interrogativi mai risolti. Primo tra tutti la cosiddetta “pista dei mandanti”, ovvero un terzo livello che avrebbe pagato Pacciani, Vanni e Lotti per compiere quei delitti e ottenere i feticci necessari per messe nere e altri riti satanici.

 

 

Chi ha provato ad indagare in quella direzione, il commissario Michele Giuttari ad esempio, ha trovato mille ostacoli sul proprio percorso. Un poliziotto modello, la cui carriera, misteriosamente, è stata azzerata per domande considerate troppo pericolose. Senza dimenticare il rapporto, anche in questo caso mai chiarito, tra il Mostro e il “medico di Perugia”, Francesco Narducci, rinvenuto morto nel lago Trasimeno nel 1985. L'unica persona ancora viva è Natalino Mele, che nel 1968 aveva sei anni e mentre la mamma, Barbara Locci e il suo amante, Antonio Lo Bianco, venivano uccisi, dormiva nel sedile posteriore dell'auto. Interrogato mille e più volte, ha sempre detto “di avere la mente confusa e non ricordare nulla”. Quell'episodio ha inciso in modo indissolubile sulla propria esistenza, fatta di alcool, case occupate e tanto dolore. Ora questa nuova serie televisiva, che alimenterà nuovi dubbi e ulteriori interrogativi su un giallo la cui conclusione è ben lontana dall'essere scritta.