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Mario Ruocco, morto a 15 anni per Covid. La pediatra: "Non rientrava tra i pazienti a rischio"

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Continua a far discutere la morte di Mario Ruocco, quindicenne, per Covid. Il caso della più giovane vittima di Coronavirus in Italia dall'inizio della pandemia ha infatti sconvolto la comunità di Modena e quella di Sant'Egidio del Monte Albino, il paese in provincia di Salerno di cui sono originari i genitori. Mario non aveva malattie pregresse e la sua agonia, un calvario durato 3 mesi, con tanto di negatività raggiunta un mese fa, sembra essere ancor più sconcertante.

 

 

Il virus ha aggredito il suo corpo in salute, devastandone gli organi interni e anche una volta sparito ne ha compromesso le funzioni vitali. Novanta giorni in terapia intensiva, praticamente dall'ingresso in ospedale, al Sant'Orsola di Bologna, alla fine. Una morte che sta facendo discutere anche gli esperti, a cominciare dalla pediatra Elisabetta Scalera: "Fino a qualche mese fa Mario era un bambino privo di patologie, forte e felice - ha spiegato -. Era nato prematuro con una sofferenza fetale, aveva problemi di carattere motorio che avevano richiesto una serie di interventi. Era stato molto seguito e aveva concluso il suo iter evolutivo diventando un ragazzone grande e bello".

 

 

La pediatra ha poi proseguito: "Non aveva problematiche cardiache o polmonari; non era diabetico o iperteso quindi non rientrava tra i pazienti a rischio", ha aggiunto. Caratteristica della seconda ondata è l'aggressività maggiore del virus nei confronti dei più giovani: "In questa fase si sono registrati tremila casi di ricoveri ospedalieri in età pediatrica - ha affermato -. Nella prima erano stati 388. Generalmente i bambini sono asintomatici e in quanto tali contribuiscono alla diffusione della patologia, spesso si ammalano con sintomi lievi, ma a volte purtroppo l'entità della sintomatologia è tale da richiedere il ricorso al pronto soccorso ed il ricovero". Di quei tremila ricoveri, molti sono proprio in terapia intensiva. I soggetti deceduti nella fascia dei giovani sono stati 27 e proprio gli adolescenti usciti dal virus annoverano spesso sindrome da Long Covid, che comporta stanchezza cronica, mal di testa e difficoltà cognitive. Insomma, non certo una semplice influenza.