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Pedofilia, orrore a Milano: si scambiavano online video e foto porno anche di neonati, quattro arresti

Christian Campigli
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Un orrore senza fine. Un brivido che corre lungo la schiena di ogni genitore. Una perversione che la rete ha involontariamente diffuso. Sono quattro le persone arrestate (sette quelle denunciate) per detenzione di materiale pornografico, realizzato attraverso lo sfruttamento di minorenni. È questo il risultato di una complessa operazione coordinata dal servizio di  polizia postale e delle comunicazioni di Roma (nello specifico, dal centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online) e guidata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano. Un'inchiesta nata quasi per caso, durante il sequestro e l'analisi del materiale informatico prelevato dai computer di alcune persone dalla polizia postale meneghina. 

 

 


Dopo alcuni mesi di lavoro, l'attenta analisi ha fatto emergere un sottobosco composto da oltre cento video e foto raffiguranti bambini tra i due e i dieci anni. I tecnici della polizia hanno scoperto che queste immagini venivano scambiate in rete, nell'ambito di un'intesa attività di invio e ricezione di materiale. Gli uomini in divisa hanno dovuto visionare anche riprese di neonati, coinvolti in atti sessuali con adulti, con altri minori e, talvolta, anche con animali. Il materiale veniva diffuso online, attraverso le più note applicazioni di messaggistica istantanea, da WhatApp a Telegram. Durante le indagini, gli agenti della polizia italiana hanno collaborato in modo pressoché costante con i colleghi stranieri, soprattutto con i militari di quei paesi nei quali sono presenti i server che consentono la diffusione del materiale informatico.

Fondamentale anche la capacità di decriptare le complesse tecniche di anonimizzazione adottate dagli indagati per sottrarsi alla giustizia. Uno degli aspetti che rende più difficile la lotta alla pedofilia online è rappresentata dalla evidente differenza, culturale, sociale ed economica, di chi trova eccitante vedere un video di un bambino di pochi mesi mentre viene lavato dalla propria madre. Tra i coinvolti figurano uno studente appena maggiorenne, un distinto sessantenne impiegato in una nota società di telecomunicazioni, un anonimo professionista.

 

 

Grazie agli approfondimenti tecnici specialistici svolti sul posto, gli investigatori hanno anche scoperto che uno degli arrestati aveva realizzato e condiviso in rete dei video ritraenti abusi sessuali nei confronti della sua giovane sorella, peraltro affetta da grave disabilità. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di telefonini, tablet, hard disk, pen drive, computer e account di email, spazi cloud e profili social. Una rete di persone che ritiene di essere normale, anzi, di essere ghettizzata per i propri gusti sessuali. Due anni fa, in Olanda, usci persino una sorta di manifesto dei pedofili. Deliranti pagine nelle quali si spiegava che far sesso con bambini di tre anni è del tutto lecito. E che i minori provano piacere. Una storia di orrore senza fine che, almeno questa volta, ha trovato la sua giusta conclusione: arresto, sequestro del materiale e presto un processo penale.