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Mafia, uccise sorella che tradiva marito: arrestato a Catania figlio boss della mafia Alleruzzo

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Uccise la sorella per aver tradito il marito con "nemici" della famiglia mafiosa. Questa mattina, venerdì 4 giugno, in seguito ad indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ed eseguite dai carabinieri della Compagnia di Paternò, è stata data esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale etneo nei confronti di Alessandro Alleruzzo, di 47 anni, per l'ipotesi di reato di omicidio volontario pluriaggravato ai danni della sorella Nunzia Alleruzzo avvenuto nel 1995, attraverso l’esplosione di due colpi di pistola calibro 7,65 alla testa, per motivi abietti, per "riscattare l’onore" della famiglia mafiosa Alleruzzo oltraggiata dalle relazioni extraconiugali intrattenute dalla donna con criminali ritenuti nemici della stessa famiglia.

Alessandro Alleruzzo è il figlio del defunto boss Giuseppe Alleruzzo che negli anni ’70 e ‘80 guidava il gruppo paternese di Cosa Nostra, al centro di numerose faide sanguinose e particolarmente cruente, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola di Catania. E' inoltre cugino di Santo Alleruzzo, classe 1954, detto “a vipera” considerato reggente del clan fino al suo ultimo arresto avvenuto nell’ambito della operazione “Sotto Scacco” condotta da questa Direzione Distrettuale. Negli anni ’80 e ’90 gli omicidi si susseguivano tra le fazioni e lo stesso Alleruzzo padre subì il lutto dell’assassinio della moglie e del figlio e decise pertanto di collaborare con la giustizia. Il 25 marzo del 1998, militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò, a seguito di due telefonate anonime (in carcere, Santo Alleruzzo, aveva intimato ad Alessandro di far ritrovare il corpo della sorella per darle sepoltura), consentivano il ritrovamento in un pozzo nelle campagne di Paternò nei pressi dell’abitazione di Giuseppe Alleruzzo, dei resti ossei di una donna, in particolare il teschio, dove veniva riscontrata la presenza di due fori causati da colpi di arma da fuoco.

 

Le successive attività investigative, corroborate anche dalla comparazione del Dna, permettevano di identificare la vittima. Solo recentemente a seguito delle dichiarazioni di 3 diversi collaboratori di giustizia (Francesco Bonomo, Antonino Giuseppe Caliò e Orazio Farina), riscontrate reciprocamente, hanno trovato conforto le dichiarazioni rese dai familiari della vittima e dei dati oggettivamente riscontrati in occasioni del rinvenimento del cadavere. Bonomo riferiva di aver saputo da Giovanni Messina e da Caliò che l’omicidio fosse stato commesso dal fratello Alessandro, così riscattando l’onore della famiglia violato dal fatto che la sorella aveva avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan, abbandonando il marito.  Ulteriori attività investigative, a seguito della riapertura delle indagini nel 2021 coordinate dalla Dda di Catania ed eseguite dai carabinieri di Paternò, consentivano di sentire a sommarie informazioni i familiari della Alleuzzo, dalle quale emergevano un eccesso di ritrattazioni, addirittura superflue e a maggior ragione sospette. Venivano inoltre disposte intercettazioni all’interno della cella della Casa Circondariale di Asti dove erano detenuti Giovanni Messina e Salvatore Assinata i quali, a seguito della pubblicazione di articoli di stampa il giorno 9 febbraiosulla riapertura delle indagini, commentavano confermando l’ipotesi investigativa dell’omicidio in ambito familiare (“mi rissi…o iddi pavunu…e Alessandro è il mandante…ehh…ammazzau…ehh”).