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Mafia, Giovanni Brusca libero. Maria Falcone: "Legge va rispettata". L'autista del magistrato: "Un'offesa"

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Torna libero Giovanni Brusca. Dopo 25 anni è arrivato il fine pena per l'attentatore di Capaci. Ha lasciato il carcere di Rebibbia nel pomeriggio di lunedì 31 maggio. Era uno degli assassini che agivano sotto le direttive di Salvatore Riina, ma è stato anche collaboratore di giustizia. Ha rivelato ai magistrati la strategia della tensione di Cosa Nostra. "È una notizia che sicuramente non mi fa piacere. È un'offesa per le persone che sono morte in quella strage. Secondo me dovevano buttare via le chiavi". Sono queste le prime parole con le quali Giuseppe Costanza, autista del giudice Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci rilasciate a Repubblica. 

 

Maria Falcone, sorella del giudice Falcone, ha commentato con queste parole: "umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell'ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso". Dura la reazione di Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone: "Sono indignata, sono veramente indignata. Lo Stato ci rema contro - ha detto all'Adnkronos  - Noi dopo 29 anni non conosciamo ancora la verità sulle stragi e Giovanni Brusca, l'uomo che ha distrutto la mia famiglia, è libero. Questo Stato ci rema contro. Io adesso cosa racconterò al mio nipotino? Che l'uomo che ha ucciso il nonno gira liberamente?...". E poi: "Dovrebbe indignarsi tutta l'Italia e non solo io che ho perso mio marito, ma non succede. Queste persone vengono solo a commemorare il 23 maggio Falcone e si ricordano di 'Giovanni e Paolo'. Ma non si indigna nessuno". Duro anche Matteo Salvini: "Matteo Salvini: "Autore della strage di Capaci, assassino fra gli altri del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell'acido perché figlio di un pentito. Dopo 25 anni di carcere, il boss mafioso Giovanni Brusca torna libero. Non è questa la giustizia che gli Italiani si meritano".

 

Arrestato dalla polizia il 20 maggio 1996 in una villetta vicino ad Agrigento. Si è pentito nel marzo del 2000 dopo lunghe polemiche. Negli interrogatori davanti ai magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che si occupavano anche delle stragi del 1992 e del 1993, il boss ha ammesso la sua partecipazione all’attentato a Giovanni Falcone, a numerosi delitti eccellenti e all'uccisione di Giuseppe Di Matteo, il figlio undicenne del pentito Mario Santo Di Matteo strangolato e sciolto nell'acido per vendetta nei confronti del padre che aveva parlato con i magistrati.