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Reggio Emilia, ragazza scomparsa dopo il no alle nozze combinate. Riprese le ricerche del corpo di Saman, gli inquirenti non credono l padre

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Gli inquirenti continuano a cercare un corpo. Anche se il padre della ragazza giura che è viva e che sta in Belgio. Sono ricominciate stamattina, lunedì 31 maggio, all'alba le ricerche nel Reggiano di Saman Abbas, la 18enne d'origine pakistana -che aveva denunciato i genitori opponendosi a un matrimonio combinato - scomparsa da un mese.

 

Secondo quanto riferisce Ansa il comandante della compagnia carabinieri di Guastalla Luigi Regni coordina una ventina di militari che setacceranno campi e canali concentrandosi nell'area alle spalle dell'azienda agricola di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella cui cascina il padre Shabbar lavora come custode e bracciante nonché vive con la famiglia.
Proprio le telecamere nei pressi dell'abitazione avevano immortalato, la sera del 29 aprile scorso, tre uomini che con due pale, un secchio contenente un sacchetto azzurro e un piede di porco, si allontanavano nei terreni per poi fare ritorno due ore dopo. La Procura indaga infatti per omicidio: al momento sono indagati i genitori di Saman - partiti per il Pakistan i primi di maggio senza dare alcun preavviso - ma anche uno zio e due cugini. Questi ultimi sarebbero i tre uomini ripresi dal video.

 

 

Uno dei cugini è stato fermato a Nimes, in Francia, mentre stava tentando di raggiungere, senza documenti, alcuni parenti in Spagna. Si attende che la Procura avvii la cooperazione di giustizia attraverso gli accordi 'Eurojust' per interrogare il giovane fermato senza attendere l'estradizione. Lo scopo è guadagnare tempo utile per una possibile svolta delle indagini. Il padre della ragazza, ascoltato dal Resto del Carlino, ha rigettato le accuse. sostenendo che la figlia non è stata uccisa e che sarebbe in Belgio da un amico. Inoltre l'uomo ha spiegato che il video con le persone con gli attrezzi si giustifica perché il 29 aprile c'era stato bisogno di liberare alcuni canali e pozzi che erano ostruiti a causa del maltempo. Il datore di lavoro, sentito dallo stesso quotidiano, ha detto di non ricordare di aver dato quell'incarico specifico anche se non lo esclude. Esclude tuttavia di aver spinto i lavoratori a farlo di notte con il freddo.