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Ilva, la rabbia di Vendola per la condanna: "I giudici calpestano la verità"

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Dopo le pesanti condanne per il caso Ilva, 22 e 20 anni ai fratelli Riva e 3 anni e mezzo all'ex governatore Nichi Vendola, è proprio il già presidente della Regione Puglia a commentare con durezza la sentenza. "Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. E' come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l'ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all'avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l'ennesima prova di una giustizia profondamente malata". 

Il commento si legge in una nota diffusa dallo stesso ex governatore in cui si aggiunge: "Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l'intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell'Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda". E ancora: "Ho taciuto per quasi 10 anni difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità".

Intanto due anni di reclusione con l'accusa di favoreggiamento nei confronti dell'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, sono stati inflitti all'ex direttore generale dell'Agenzia per la protezione ambientale pugliese, Giorgio Assennato. E' la condanna che la Corte d'Assise di Taranto ha deciso per l'ex dirigente dell'Arpa a conclusione del processo Ambiente svenduto sulla precedente gestione dell'ex Ilva di Taranto. I pm avevano chiesto la condanna a un anno di reclusione.