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Forte dei Marmi, incendio devasta lo storico stabilimento balneare Gilda

Christian Campigli
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Uno dei simboli di quella che fu la ruggente epopea narrata dal capolavoro dei fratelli Vanzina nel 1983 “Sapore di mare”. Alle prime luci dell'alba lo stabilimento balneare “Gilda”, situato a Vittoria Apuana, un piccolo centro ad un passo da Forte dei Marmi, è stato completamente devastato da un incendio iniziato alle cinque di questa mattina.

Le fiamme, oltre alle cabine dove i turisti sono soliti cambiarsi prima di andare in spiaggia, hanno interessato anche il ristorante. Sul posto sono intervenuti mezzi dei vigili del fuoco di Lucca, Pisa e Massa Carrara.

 

 

Secondo i primi accertamenti, non ci sarebbero persone coinvolte nell'incendio. Sul luogo anche personale della di polizia giudiziaria, per chiarire le cause del rogo. Vengono vagliate tutte le opzioni, persino quella dolosa. Fra le ipotesi che gli inquirenti stanno prendendo in considerazione quella di un corto circuito partito dalla zona del capannone, che avrebbe fatto scatenare le fiamme che hanno poi divorato la struttura. I balneari, dopo mesi di incertezze dovute al Covid, si affacciano alla nuova stagione estiva con una gigantesca spada di Damocle sulla testa, proveniente da Bruxelles: quella delle concessioni e del rispetto dell'ormai famigerata direttiva Bolkestein.

Meno di venti giorni fa, durante le interminabili trattative per i recovery, l'Unione Europea ha ricordato al nostro premier che l'estensione fino al 2033 delle licenze non è assolutamente accettabile. Quei denari, come è noto, sono indispensabili per far ripartire il paese dopo la profonda crisi che ha causato la pandemia. Per ora SuperMario è riuscito a tenere fuori dal piano da 248 miliardi l'intricata matassa dei balneari, ma il problema non è risolto. Correva l'anno 2006, Romano Prodi era alla guida della commissione europea quando venne approvata la direttiva, recepita dal nostro paese nel 2010, durante il governo Berlusconi.

 

 

 

L'obiettivo era quello di favorire la libera circolazione dei servizi e l'abbattimento delle barriere. E imponeva di mettere a bando le concessioni demaniali e, qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività fosse limitato per via della scarsità delle risorse naturali, applicare una procedura di selezione pubblica per il rilascio di una autorizzazione di durata limitata, tra i sei e i venti anni. Una battaglia che spacca il mondo politico da oltre quindici anni: la voglia di difendere le imprese famigliari e un importante settore produttivo si scontra con chi ritiene che, un bene pubblico come le spiagge, non possa diventare il territorio di pochi, sfruttato per altro con canoni spesso ridicoli. Una battaglia rinviata sine die, che ora volge al termine. Toccherà a SuperMario trovare la soluzione del complesso enigma.