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Funivia Mottarone, gli interrogatori. Tadini: "Non sono un delinquente". L'avvocato: "E' distrutto, non mangia e non dorme"

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Sono iniziati nel carcere di Verbania gli interrogatori dei tre fermati mercoledì scorso, 26 maggio, per l'incidente della funivia del Mottarone che ha causato domenica scorsa 14 morti, tra cui due bimbi, e un ferito grave, il piccolo Eitan di 5 anni ancora ricoverato dopo aver ripreso conoscenza.

 

 

Il primo ad essere interrogato dal gip è stato Gabriele Tadini caposervizio dell'impianto. Ha risposto alle domande del giudice per circa 2 ore. L'uomo ha ammesso di aver inserito più volte il 'forchettone' nel freno della funivia del Mottarone, ossia il dispositivo che disattivava il freno di sicurezza. "Ha ammesso di averlo fatto" per il "problema legato a questa macchina", ha spiegato il suo legale l'avvocato Marcello Perillo, insistendo sul fatto che il suo assistito nega una correlazione con la rottura della fune. Lo riporta La Presse. Il difensore ha descritto il suo assistito come un uomo estremamente provato: "È distrutto, non mangia e non dorme". Tornando all'incidente ha poi aggiunto: "Non è un delinquente, non avrebbe mai fatto salire delle persone se avesse pensato a questa possibilità". Secondo il legale di Gabriele Tadini il reato di falso contestato al caposervizio della funivia del Mottarone non può esserci perché "il falso è per un pubblico ufficiale e non per tutti gli altri e lui non lo è".

 

 

"Ho chiesto i domiciliari perché hanno l'adeguatezza per contenere eventuali rischi. Ho chiesto solo i domiciliari, non la libertà. Ho contestato le esigenze cautelari della procura", ha concluso il legale. Per il procuratore Olimpia Bossi e il pm Laura Carrara (presenti agli interrogatori), che hanno chiesto per tutti la convalida del fermo e di custodia in carcere, la scelta di Tadini, come da lui stesso chiarito, sarebbe stata avallata per motivi economici dal gestore Luigi Nerini e dal direttore di esercizio Enrico Perocchi. I loro interrogatori sono previsti a seguire.