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Saman, "indagati i genitori e lo zio della ragazza scomparsa". Il corpo si cerca nelle porcilaie

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Particolari agghiaccianti nella scomparsa, da un mese, della ragazza di 18 anni di Novellara in provincia di Reggio Emilia. Ci sono degli indagati e un video fa temere il peggio per Saman Abbas, pakistana, che aveva rifiutato le nozze combinate.

 

 

Nel video del 29 aprile scorso ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, si vedono tre persone con due pale, un secchio contenente un sacchetto azzurro, un piede di porco e un altro attrezzo non meglio identificato. Alle 19,15 di quella sera sbucano le sagome degli uomini che si dirigono nei campi sul retro della cascina, per poi rientrare alle 21,50. Ecco perché l’ipotesi dell’omicidio si fa predominante nel fascicolo d’inchiesta coordinato dal sostituto procuratore titolare Laura Galli.

I genitori sono indagati, così come lo zio, riferisce Il Resto del Carlino.  Ma potrebbero esserci altre persone tra quelle immortalate dalle telecamere. La famiglia è tornata nel frattempo nel Paese d’origine. E' già stata chiesta una rogatoria per rintracciarli attraverso i canali della cooperazione internazionale.

Secondo la fonte, la giovane aveva deciso di tornare a casa l’11 aprile dopo quattro mesi in una comunità del bolognese. Qui si trovava sotto regime di protezione dal 27 ottobre (quando ancora era minorenne, maggior età poi raggiunta il 18 dicembre) dopo aver chiesto aiuto agli assistenti sociali della Bassa Reggiana denunciando ad ottobre di fatto i genitori di volerle combinare un matrimonio con un cugino. C’erano già i biglietti aerei pronti – con data 17 novembre – per le nozze in patria il 22 dicembre.
Il corpo della ragazza, che gli inquirenti ipotizzano sia stata uccisa, viene ricercato nelle porcilaie come riferisce la Gazzetta di Reggio Emilia.

 

 

 Qualora dovesse essere confermata la sua morte, la vicenda di  Saman ricorderebbe da vicino quella di Sana Cheema, cittadina italiana di origini pakistane strangolata a morte nell’aprile del 2018 all’età di 26 anni a Mangowal, in Pakistan. Poco dopo la polizia aveva arrestato il padre, il fratello e lo zio della vittima. Durante le indagini, i tre avevano inizialmente confessato di aver ucciso Sana perché aveva "disonorato" la famiglia per poi ritrattare. Secondo l’accusa, Sana era stata uccisa perché voleva sposare il fidanzato di Brescia contro il parere della famiglia. A febbraio dell’anno successivo un tribunale di Gujrat aveva assolto tutti i familiari accusati del suo omicidio, disponendo il rilascio del padre di Sana, Ghulam Mustafa Cheema, dello zio Mazahar Cheema e del fratello Adnan per carenza di prove e assenza di testimoni. La sua morte aveva aperto un caso politico in Italia.