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Camorra, minacce a Saviano: due condanne. "Ma nessuno mi ridarà 15 anni di vita sotto scorta"

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Due condanne e un’assoluzione nel processo per le minacce rivolte in aula durante il processo di appello Spartacus a Napoli, nel 2008, alla giornalista Rosaria Capacchione e allo scrittore Roberto Saviano. E' quanto hanno deciso i giudici della Quarta sezione penale del Tribunale di Roma che hanno riconosciuto le minacce aggravate dal metodo mafioso. In particolare il boss del clan dei Casalesi Francesco Bidognetti è stato condannato a un anno e sei mesi, l’avvocato Michele Santonastaso a un anno e due mesi mentre è stato assolto l’altro avvocato Carmine D’Aniello.

 

 

Il pm Alberto Galanti nella requisitoria dell’11 febbraio scorso aveva chiesto una condanna per tutti a un anno e mezzo. Ad assistere alla lettura della sentenza era presente in aula lo scrittore Roberto Saviano. Come parte civile erano presenti la Federazione Nazionale della Stampa, rappresentata dall’avvocato Giulio Vasaturo, e l’Ordine dei giornalisti della Campania. Quattro anni fa era stata dichiarata nulla la sentenza di primo grado dalla Corte di Appello di Napoli per incompetenza territoriale e il procedimento era stato trasferito a Roma

 

 

"Questo processo non risarcisce ma è stata una lunga battaglia che ha dimostrato che il clan dei Casalesi non è invincibile", ha detto lo scrittore Roberto Saviano dopo la sentenza dei giudici di Roma. "E' stato un processo delicato che ha raccontato come un clan ha cercato di intimidire chi scriveva del suo potere. Una sentenza - ha detto Saviano - che mi dà speranza ma che non mi restituirà i 13 anni di dibattimento e i 15 anni di vita sotto scorta, vivere sotto protezione è significato perdere la propria vita. Sono contento anche per Rosaria Capacchione, vittima di anni ferocissimi e sottoposta ad attacchi. Sono contento che questa sentenza sia stata pronunciata a Roma perché dimostra che il problema della criminalità non riguarda solo il Sud".