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Maria Falcone, il ricordo della morte del fratello Giovanni ucciso a Capaci: "Ho pianto come cittadina italiana"

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Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni ucciso 29 anni fa nella strage di Capaci, ha fatto un ricordo commosso della morte del fratello. "Quando è morto Giovanni, io l’ho pianto non soltanto come fratello, ma l’ho pianto come cittadina italiana. Cittadina italiana che aveva vissuto accanto a lui i momenti fondamentali della sua lotta"

 

Così ha raccontato nel lungo e inedito dialogo con la Ministra della Giustizia Marta Cartabia che oggi alle 20.45 su Rai Storia è il "cuore"» del palinsesto scelto dalla stessa sorella del magistrato ucciso dalla mafia per "Domenica Con", in onda dalle 14 alle 24 per la Giornata della Legalità. Un ricordo che sarà fatto anche durante il collegamento con Domenica In di Mara Venier, in onda su Rai 1 a partire dalle 14. Un dialogo sulla lotta alla mafia e su quel "metodo Falcone" che la rivoluzionò profondamente e che è ancora attualissimo, dice la Ministra Cartabia: "La grande attualità della visione di Falcone e del suo metodo sta nella capacità di adattarsi ad epoche e contesti sempre diversi, puntando su coordinamento, anche internazionale, e granitica ricerca delle prove. Ora questo metodo deve essere anche il punto di riferimento, per evitare che le preziose risorse del Recovery siano intercettate dalla criminalità organizzata".

 

Nel resto del palinsesto - tra documentari e reportage - Maria Falcone unisce nel ricordo il fratello Giovani e quanti come lui hanno condiviso passione civile e impegno antimafia, pagando con la vita: il collega e amico Paolo Borsellino; Pietro Scaglione, il primo magistrato vittima della mafia; Pio La Torre; Piersanti Mattarella; Don Giuseppe Puglisi. "Abbiamo raggiunto le scuole di tutta Italia con la didattica a distanza, abbiamo fatto parlare i ragazzi di lotta alla mafia. Oggi ci mancano oggi in questa aula, ci manca soprattutto quella loro presa di possesso della città". Queste le parole pronunciate da Maria Falcone questa mattina nell’aula bunker del carcere Ucciardone durante la cerimonia per commemorare le stragi di Capaci e via d’Amelio. "Giovanni diceva che Palermo era come una bella signora affacciata alla finestra che aspettava di vedere come finiva la corrida. Oggi è una città che partecipa. Ce lo ha dimostrato in questo momento in cui abbiamo portato in città l’arte, l’abbiamo visto attraverso la creazione di grandi murales. Abbiamo strappato il controllo del territorio alla mafia attraverso i ragazzi", ha spiegato.