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'Ndrangheta, blitz a Reggio Emilia: sequestrati beni a imprenditore per un milione

Christian Campigli
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I numeri impressionanti provenienti dal commercio di droga per accumulare denaro, il mercato edile e quello della ristorazione per ripulirlo. Uno schema consolidato, che l'ndrangheta porta avanti ormai da almeno venti anni.

Al sud controlla il territorio, organizza lo spaccio, chiede il pizzo. Al nord investe in attività apparentemente lecite ma che, al contrario, inquinano i pozzi dell'economia nazionale. Abbassano il livello medio dei servizi e rendono sostanzialmente impossibile la libera concorrenza. Una nuova conferma che questa rappresentazione è corretta arriva stamani dall'inchiesta portata avanti da polizia e guardia di finanza.

 

 

 

Un'operazione che ha portato al sequestro dei beni ai danni di un 43enne italiano, noto imprenditore edile, originario di Crotone, ma residente da tempo a Reggio Emilia. La notifica della misura di prevenzione patrimoniale è stata proposta dal questore di Reggio Emilia e avallata dal tribunale di Bologna e si riferisce a nove immobili, ubicati in provincia reggiana, ma anche ai terreni annessi, alle ditte operanti nel settore dell’edilizia, ai depositi bancari e alle autovetture, per un valore che supera un milione di euro. In particolare, in un solo conto corrente, sono stati trovati ben centoventimila euro.

Le indagini patrimoniali della polizia e della guardia di finanza hanno dimostrato come l'imprenditore avesse fittiziamente intestato, a se stesso a ad altre persone compiacenti, beni riconducibili alla cosca, portando avanti, nell’interesse del sodalizio, anche attività imprenditoriali. Il blitz è scattato all'alba di stamani, alle cinque, e ha visto impegnati trenta uomini in divisa che hanno portato a termine simultaneamente numerose operazioni in varie località della provincia. Contemporaneamente, gli operatori della polizia scientifica hanno documentato per intero le varie fasi dei sequestri, lo stato dei luoghi e dei beni recuperati. Un'inchiesta partita circa sette mesi fa e rivelatasi  assai complessa: poliziotti e finanzieri hanno dovuto occuparsi sia delle vicende giudiziarie che patrimoniali dell'imprenditore calabrese. Sono state analizzate con scrupolo anche le numerose transazioni bancarie, per capire dove finissero i movimenti leciti, quelli legati all'azienda e dove iniziassero quelli illegali. Non è la prima volta che il triangolo Bologna-Reggio-Modena vede associare il proprio nome con la potente organizzazione mafiosa.

 

 

Sei anni fa l'inchiesta denominata “Aemilia” aveva disarticolato il sodalizio ‘ndranghetistico operante in regione. Ma se Atene piange, Sparta certo non ride. Perché certe infiltrazioni sono arrivate anche in Toscana, come sta dimostrando l'inchiesta “Keu”.  Secondo la tesi della direzione investigativa antimafia di Firenze, vi sarebbe un vero e proprio sodalizio con la politica, che avrebbe consentito lo smaltimento illecito di rifiuti e reflui conciari proveniente dal distretto di Santa Croce sull'Arno, in provincia di Pisa. Campanelli d'allarme che non possono essere banalizzati né considerati episodi straordinari. E che devono servire da monito proprio ora che, grazie ai denari dei recovery, partiranno centinaia di cantieri.