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Denise Pipitone, "pensate a campare". Minacce ai carabinieri delle indagini. Il terribile sospetto del padre

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Si sono riaccesi i riflettori sul caso di Denise Pipitone, la bimba scomparsa nel 2004 da Mazara del Vallo. L'inchiesta si è riaperta e ieri sera, mercoledì 12 maggio 2021, la puntata di “Chi l’ha visto?” su Rai3, ha portato all'attenzione dei telespettatori documenti inediti sulle indagini. Da una lettera anonima definita molto interessante dall'avvocato della famiglia (la missiva è recente), alla testimonianza di un sordomuto fino alle minacce ai carabinieri. Andiamo per ordine.

 

 

Partiamo dalla testimonianza che arrivò all’epoca della scomparsa della bimba dalla cittadina del Trapanese (Denise aveva 4 anni). Ci riferiamo a quella di Battista Della Chiave, un anziano sordomuto secondo cui “Denise Pipitone è stata rapita da due uomini e portata via in moto e poi in barca”. Le rivelazioni dell’uomo sono emerse da una nuova analisi del video dell’interrogatorio, registrato dagli stessi inquirenti, condotta da alcun esperti Rai. Molte informazioni emerse dall’interrogatorio sarebbero, secondo queste nuove analisi, state perse per una errata traduzione da parte dell’interprete della lingua dei segni che non avrebbe bene compreso i gesti dell’uomo. Il legale di Piera Maggio ha dichiarato che anche loro avevano avuto dei dubbi su come venne raccolta la testimonianza di Battista Della Chiave.

 



Quindi ecco la testimonianza di due altri inquirenti. Uno è Raffaele Bertoncello, che si recò da Pietro Pulizzi (il padre naturale di Denise)  immediatamente dopo la scomparsa: lui fece entrare i carabinieri nelle varie stanze ma in primis andò a controllare il pozzo, perché “manifestava dei timori che fosse accaduto qualcosa di terribile”. L'altro è l’ex maresciallo Francesco Lombardo che ha raccontato di aver ricevuto insieme ad altri colleghi diverse minacce, tanto che furono messe delle macchine civetta per tutelare i loro congiunti. “A ottobre 2004 sul parabrezza di un appuntato fu trovato un biglietto minatorio - ha raccontato - ho pensato che eravamo vicini, che stavamo dando fastidio a qualcuno”. Nel biglietto era contenuto il consiglio di “pensare a campare” e veniva specificato che la sparizione di Denise fosse un modo per “colpire la famiglia”, mentre non c’entravano pedofili o traffico di organi.