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Mafia, il re dei torroncini denuncia estorsione. Condorelli: "Doveroso. L'ho fatto per la mia Sicilia"

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"Mi chiamò di notte una domenica di marzo il guardiano spaventato davanti a quel pizzino. Una volata fra le stradine di Belpasso. Ne parlai con mia moglie Serena e andai subito dai carabinieri" racconta Giuseppe Condorelli, 54 anni, titolare della famosissima azienda dolciaria siciliana. Così svela in una intervista rilasciata al Corriere della Sera la decisione di non arrendersi alla criminalità organizzata. Al re dei torroncini, vittima del pizzo, il biglietto consegnato era abbastanza esplicito: "Mettiti a posto o ti facciamo saltare in aria, cercati un amico" lasciato con una bottiglia di benzina davanti all'ingresso della fabbrica. Condorelli ha denunciato il pizzo e senza alcun minimo dubbio. "Con mia moglie vogliamo far vivere i nostri due figli, di 14 e 15 anni, in una terra senza mafia e senza soprusi".

 

 

Finalmente ieri mattina il blitz dei carabinieri, dopo due anni di indagini, che ha fatto scattare 40 arresti tra cui un paio di imprenditori che hanno usato la mafia per battere la concorrenza. "Il primo assalto risale al 1998, quando ancora c’era la lira e, rispondendo al telefono, mi sentii chiedere 100 milioni in contanti" racconta Condorelli nell’intervista. "Abbiamo subito tanti altri tentativi di estorsione, anche quando mio padre era vivo. Tutto sempre immediatamente denunciato alle forze dell’ordine". E quei 100 milioni? "Pensavo allo scherzo di un cretino. Misi giù la cornetta. Richiamarono 10 minuti dopo: 'L’hai capito che ti facciamo saltare?’ Lo dissi a mio padre: 'Io vado dai carabinieri'. E lui: ’Ti accompagno'. Per un mese restammo in casa aspettando le altre chiamate, fingendo di trattare, finché li arrestarono in una cabina telefonica appena fuori paese".

 

 

Il messaggio di Condorelli è chiaro: "Denunciare un’aggressione, una minaccia, un’estorsione è un obbligo per l’imprenditore che in questa Sicilia devastata non ha solo una funzione economica, perché noi svolgiamo un ruolo sociale, direi etico. Ecco perché occorre trovare il coraggio. Altrimenti il male non sarà mai sradicato e noi costringeremo i nostri figli a muoversi in una realtà sempre peggiore. Oggi non ci sono più alibi".