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Catania, mafiosi col reddito di cittadinanza: 76 denunciati

Christian Campigli
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Il peggiore incubo dei Cinque Stelle si è materializzato. Nonostante le rassicurazione e le promesse, qualcosa non è andato esattamente per il verso giusto. L'inchiesta portata avanti dai carabinieri di Catania è riuscita a smascherare ben settantasei persone che percepivano indebitamente dal 2019 il reddito di cittadinanza. Ma c'è di più.

 

 

 

Tra i beneficiari sono stati identificati uomini d’onore e affiliati di diverse cosche mafiose attive nel capoluogo etneo e in provincia. I più numerosi, una cinquantina circa, sono risultati essere quelli della famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa Nostra. Ma ci sono anche esponenti dei clan Mazzei, Cappello, Laudani, Cursoti Milanesi, Pillera, Scalisi e Santangelo – Taccuni. Dalle indagini è emerso che l’importo complessivo finora riscosso illecitamente supera le seicentomila euro. La procura ha subito informato l’Inps per l’immediata revoca del reddito di cittadinanza, con efficacia retroattiva, per tutti i settantasei denunciati, e l’avvio delle necessarie procedure di restituzione dei soldi del beneficio percepito.

Tra i furbetti del reddito ci sono anche l'autore di un efferato omicidio di mafia commesso nel 1999 ed un elemento apicale di un clan che ha rinnegato il figlio, diventato collaboratore di giustizia. Due pezzi da novanta, non semplici picciotti. Veri e propri boss, che oltre ai proventi delle attività illecite, venivano mantenuti anche con le tasse degli onesti cittadini. Un quadro agghiacciante quello che emerge dalle indagini del reparto operativo dei carabinieri di Catania. Tra coloro che beneficiavano del reddito di cittadinanza alcuni dei partecipanti al summit mafioso del 2009 presieduto dall'allora superlatitante Santo La Causa, reggente di Cosa Nostra catanese, interrotto dall'irruzione dei militari del nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Catania. L'inchiesta della procura siciliana ha innescato un polverone di polemiche e accuse contro i grillini.

 

 

Il primo esponente politico ad uscire sui social network sul tema è stato il leader della Lega, Matteo Salvini. “Che schifo. Una sola parola, vergogna”. Il reddito di cittadinanza è sempre stato un tema divisivo, fin dai tempi in cui governava il primo esecutivo presieduto da Giuseppe Conte, quello sostenuto dal Carroccio e dal Movimento Cinque Stelle. Il partito di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, durante la stesura della finanziaria 2018, non arretrò di un centimetro su quella che veniva considerata la misura più importante da portare avanti nell'intera legislatura. Purtroppo non è la prima volta che il sussidio, indispensabile per dare una mano alle persone in difficoltà, finisce nelle tasche di autentici delinquenti. Come a febbraio, quando la guardia di finanza di Palermo scoprì centoquarantacinque mafiosi, tra boss e affiliati, che venivano mensilmente mantenuti dalle casse dello Stato. Le inchieste dimostrano come il sistema di controlli funzioni. Ma al tempo stesso che l'ingordigia di certe persone è davvero insaziabile. Perché, come diceva Gandhi, nel mondo c'è quanto basta per le necessità dell'uomo, ma non per la sua avidità.