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Omicidio Willy Monteiro, il giudice nega rito abbreviato: nessuno sconto di pena

Christian Campigli
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Un delitto che ha sconvolto l'Italia. Per la sua inaudita violenza, per il disprezzo verso il più debole e per la totale mancanza di un motivo, seppur sbagliato, che ha spinto sette mesi fa i fratelli Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia a massacrare di botte il povero Willy Monteiro a Colleferro, piccolo comune a metà strada tra Roma e Frosinone. Oggi il giudice per le udienze preliminari ha respinto la richiesta dei legali degli imputati di aver accesso al rito abbreviato. Un procedimento penale che prevede, a fronte della rinuncia alla fase dibattimentale da parte dell'imputato, uno sconto di pena. Nel 2019 il Parlamento italiano, su input della Lega, ha modificato la norma. Le nuove regole prevedono paletti rigidi che escludono il rito alternativo per chi è accusato di reati come la devastazione, il saccheggio, la strage, l'omicidio aggravato e le ipotesi aggravate di sequestro di persona. L'imputato però può rinnovare la richiesta fino a che non siano formulate le conclusioni nel corso dell'udienza preliminare.

Non è escluso che i legali vogliano reiterare la richiesta di incostituzionalità della riforma del 2019. Il processo, che inizierà il prossimo 10 giugno, è molto atteso, perché quell'omicidio, accaduto nella notte tra il 5 e il 6 settembre del 2020, ha davvero scosso il paese. E ha, inevitabilmente, sollevato alcune domande rimaste senza risposta. Willy venne ucciso a calci e pugni sulla piazza più importante di Colleferro perché cercò di difendere un suo amico. Secondo il procuratore Paoletti, gli imputati “lo colpirono reiteratamente e violentemente con pugni e calci al capo, al collo, al torace e all'addome”. I fratelli Bianchi non erano nuovi a simili episodi di bullismo. Poche settimane prima avevano massacrato un 40enne indiano, reo di aver ricordato ai due premi Nobel di non correre in auto nel centro abitato. Sui social mostravano foto in costume, e si vantavano delle proprie scorribande. Tutti, a Colleferro, sapevano, nessuno ha mosso un dito per denunciarli. Per paura da una parte, indifferenza dall'altra.

Descritti come “i Casamonica di provincia”, erano soliti alzare le mani per uno sguardo sbagliato. I due bulletti hanno poi avuto il “merito” di gettare fango sulle arti marziali. Dando fiato a certi intellettuali da salotto che da sempre bollano le tecniche di combattimento come lo sport dei “fascisti violenti”. La conoscenza e l'uso totalmente distorto di certi trucchi di autodifesa si è rivolto contro i Bianchi anche in fase processuale. L'accusa ha infatti chiesto un parere ad un esperto di Mma (arti marziali miste). “Le lesioni riscontrate sul corpo del giovane Willy Monteiro sono state determinate da colpi sferrati con inaudita violenza da persone esperte e allenate, nonché consapevoli della nocività e letalità degli stessi”. Alla sbarra andranno quatto giovani che avrebbero posto fine alla vita di un ventenne generoso e sempre sorridente. Ma virtualmente sono imputati anche tutte quelle persone che non hanno mosso un dito per difenderlo. O per porre fine alla violenza dei quattro bulletti di periferia. Perché, come ha ricordato la senatrice Liliana Segre, “l'indifferenza è peggio della violenza. Dall'indifferenza non puoi difenderti”.