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Covid, quasi tutte le regioni in giallo. La Sardegna resta rossa, almeno quattro arancioni. I dati

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Come tutti i venerdì, anche oggi, 23 aprile, saranno decisi i colori delle regioni e quindi ovviamente le restrizioni anti Covid che i residenti devono rispettare. Stando alle indiscrezioni sull'analisi di Iss e Ministero della Salute sui dati di monitoraggio, una sola regione dovrebbe restare di colore rosso: la Sardegna. Quattro dovrebbero essere le regioni arancioni. Restano in questa area la Basilicata, la Calabria e la Sicilia e si aggiungerebbe la Valle d'Aosta che lascerebbe il rosso. Dubbi sulla Puglia. Non è ancora chiaro se sarà ancora arancione oppure se potrà diventare gialla.

In questa fascia, in cui le restrizioni sono le più leggere, ci dovrebbero essere tutte le altre regioni e le due province autonome: l'Abruzzo, la Campania, l'Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, la Liguria, la Lombardia, il Molise, le Marche, il Piemonte, la Provincia autonoma di Bolzano, la Provincia autonoma di Trento, la Toscana, l'Umbria e il Veneto. Naturalmente gli spostamenti saranno decisi sulla base degli esami della cabina di Regia. Il principale dato positivo arriva dall'indice nazionale di contagio al Covid. A livello nazionale è sceso ancora, seppur leggermente, passando da 0.85 a 0.81. Ovviamente è la valutazione sull'andamento del virus nel periodo precedente alla settimana attuale.

Nell'ultimo periodo preso in esame, inoltre (12-18 aprile), c'è stata una lieve diminuzione dell'incidenza dei casi: 157.4 per 100.000 abitanti, contro 160.5 della settimana precedente (5-11 aprile). Ovviamente la situazione non è uniforme nell'intero Paese e quindi ancora una volta la cabina di regia non potrà concedere a tutte le regioni una diminuzione delle restrizioni. Resta inoltre l'allarme sul tasso di occupazione delle terapie intensive. A livello nazionale il dato è ancora oltre il 30% e cioè arriva al 35%, nonostante la diminuzione delle persone ricoverate nei reparti di rianimazione. In calo anche il tasso di occupazione dei posti letto delle aree mediche che scende sotto al 36%.