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Superlega, la Uefa reagisce. Riunione dell'esecutivo: possibili sanzioni per le squadre "ribelli"

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La Uefa pronta a passare al contrattacco sul caso della Superlega. Per ora il progetto è stato messo in stand-by. Ma la Uefa è pronta a reagire. Ci sono da valutare eventuali sanzioni per i secessionisti - ossia le 12 squadre che avevano aderito al "campionato dei ricchi" -  e soprattutto studiare il modo con cui evitare in futuro una rottura che, alle condizioni attuali, appare solo rimandata. Domani, 23 aprile, è in programma l'atteso Comitato Esecutivo straordinario della Uefa. All'ordine del giorno, la definizione delle 12 sedi dell'Europeo. E poi, ovviamente, il caso Superlega. Due le correnti che attraversano l'organo di governo del calcio europeo dopo i giorni della grande paura: chi chiede la sospensione di un anno dalle Coppe per le ribelli, chi invita a tendere la mano e raggiungere insieme a loro le condizioni per evitare altri scismi. Non ci sarà, come evocava qualcuno, la cacciata di Blancos, Manchester City e Chelsea dalle semifinali di questa edizione di Champions, anche perché in ballo c'è il non marginale dettaglio delle possibili richieste di risarcimento da parte delle tv.

Il numero uno Aleksandar Ceferin ha tutta l'intenzione di usare bastone e carota, almeno con alcuni club. E ha già anticipato il suo pensiero ad un'emittente slovena. Prima sgonfiando la minaccia: "Non c'è mai stata una Superlega. Era un tentativo di stabilire una fantomatica lega dei ricchi che non seguisse alcun sistema, che non avrebbe tenuto conto della piramide del calcio in Europa, della sua tradizione e cultura". Poi gonfiando orgogliosamente il petto: "Ci hanno tutti sottovalutato. Mi sorprende che non sapessero in quale situazione si trovassero". Quindi lanciando un avvertimento: "Le porte della Uefa sono aperte e allo stesso tempo tutti dovranno subire le conseguenze delle proprie azioni". In ogni caso, le diplomazie sono già al lavoro per la ricucitura. La Uefa proverà a venire incontro alle richieste dei ribelli, che poi sono tutte legate a questioni di natura economica. Contestualmente, l'organo di governo del calcio europeo si metterà al lavoro per blindare le competizioni con l'introduzioni di clausole che scoraggino e puniscano altre fuoriuscite. 

 

Oltre al delicato fronte Uefa, gli scissionisti devono guardarsi anche da quello interno, le rispettive leghe nazionali. In Inghilterra c'è chi non intende fare sconti alle big 'pentite'. I sei dirigenti delle società iscritti alla Superlega sono stati invitati a dimettersi dai loro incarichi in seno alla Premier League. I dirigenti degli altri 14 club sono pronti a sfiduciarli nelle varie commissioni in cui siedono. In Italia, riflettori ovviamente puntati su Juventus, Milan e Inter. In casa bianconera il flop Superlega indebolisce la posizione di Agnelli, che ha smentito i rumors riguardanti le dimissioni. Ma si infittiscono sempre di più le voci su un possibile avvicendamento alla presidenza: in pole ci sarebbe il cugino Alessandro Nasi, attuale vicepresidente di Exor. Al momento però non risultano scossoni imminenti: John Elkann avrebbe confermato la fiducia all'attuale numero uno del club.