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Il pedofilo Luciano Scibilia arrestato a Santo Domingo grazie a Facebook

Christian Campigli
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Ciò che ricordiamo dall’infanzia lo ricordiamo per sempre, fantasmi permanenti, timbrati, inchiostrati, stampati, eternamente in vista. Nelle parole della scrittrice statunitense Cynthia Ozick è riassunto il motivo per il quale i crimini sessuali ai danni di minori sono considerati inaccettabili persino dagli ergastolani. Perché i danni psicologici che subisce un bambino, indifeso, sono incalcolabili. E spesso i ricordi restano indelebili per tutto il corso della vita. Proprio per questo l'operazione portata a termine venerdì scorso (ma resa nota solo oggi, lunedì 19 aprile) relativa all'arresto a Santo Domingo di Luciano Scibilia, 74 anni, condannato a cinque anni e due mesi per violenza sessuale su minori, acquista una particolare importanza. L'italiano, latitante, era stato inserito nella lista Europol delle diciannove persone accusate di reati sessuali più pericolose tra quelle ricercate in campo internazionale. Nel pomeriggio dovrebbe atterrare nel nostro Paese l'aeroplano che lo sta riportando in Italia. Espletate le pratiche burocratiche, l'uomo verrà immediatamente condotto in carcere.

Scibilia riusciva ad abusare dei piccoli nel modo più squallido, creando un legame di fiducia, per poi condurre i minori in un inferno di sevizie e abusi di ogni tipo. Il 74enne si fingeva un pranoterapeuta, in grado di curare qualsiasi malattia. Una via di mezzo tra un medico e un santone. Il latitante riusciva a stabilire un legame mentale con i bimbi e approfittava dell’amicizia che alcune ragazze avevano con la figlia della partner, abusando sessualmente di loro. L’uomo è stato fermato al termine di una complessa attività d’indagine svolta dal servizio per la cooperazione internazionale di polizia, insieme agli uomini della questura di Roma, su delega dalla procura di Roma e con il coordinamento operativo dell’esperto per la sicurezza a Santo Domingo. Il latitante si trovava a Samanà, località a duecento chilometri a nord dalla capitale, molto apprezzata a livello turistico dagli ambientalisti per il passaggio lungo la costa delle balene.

 

Scibilia viveva nell'isola caraibica con una donna e i suoi quattro figli, tre bambine e un maschietto. L'inchiesta è scattata quando una delle vittime si è recata al commissariato di Tuscolano. Era inaccettabile per il giovane che, nonostante le condanne, il pedofilo fosse ancora a piede libero e aggiornasse quotidianamente il proprio profilo Facebook. Il popolare social network è stato fondamentale per gli agenti, per capire dove il latitante vivesse. Scibilia aveva mantenuto contatti con la capitale italiana. Gli uomini della polizia hanno scoperto attraverso accertamenti bancari e con il supporto dell'Inps che il latitante, incredibilmente, percepiva ancora la pensione. Ma c'è di più. Una persona si recava tutti i mesi a ritirare il contante in banca e lo girava ad un conto corrente intestato al 74enne. Una storia orrenda, che solo in parte può essere definita a lieto fine. Perché se è vero che questo arresto renderà giustizia a tutti quei bambini molestati, è innegabile che quelle ferite continueranno a sgorgare sangue. E quei fantasmi accompagneranno l'esistenza delle vittime per sempre.