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"Truffa nella ricostruzione del monastero": sequestro da 600mila euro

alessandra Borghi
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I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Perugia hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal gip su beni mobili e immobili di proprietà dei titolari di una società edile di Assisi, per un controvalore di oltre 600mila euro.  Le ragioni del sequestro vanno ricercate nei lavori di ricostruzione del monastero delle Benedettine di Santa Maria della Fonte a Fossato di Vico, danneggiato dal sisma del 1997. Le religiose, dopo aver chiesto e ottenuto dalla Regione Umbria, per il tramite del Comune di Fossato di Vico, l'ammissione ai finanziamenti pubblici per la ricostruzione del monastero, per un importo di oltre un milione e 700mila euro, avevano affidato i lavori alla società assisana. Terminata l'opera, l'impresa edile aveva richiesto ulteriori pagamenti a fronte dell'importo finanziato, asserendo di aver sostenuto costi maggiori rispetto a quanto inizialmente preventivato. Pertanto, il monastero aveva incaricato tecnici di fiducia per verificare la correttezza della richiesta, i quali avevano rilevato alcune irregolarità nell'esecuzione dei lavori. La Madre Badessa del Monastero denunciava tali fatti all'autorità giudiziaria, che delegava il Nucleo di Polizia Tributaria di Perugia – Sezione di polizia giudiziaria per i necessari riscontri. L'attività investigativa ha fatto emergere non solo l'incompletezza dei lavori svolti, ma anche una maggiorazione dei costi effettivamente sostenuti, oltre alla non conformità di alcune lavorazioni rispetto alle prescrizioni imposte dalla Sovrintendenza, nonostante la predisposizione di asseverazioni ed attestazioni di completa e regolare esecuzione dei lavori. Le conclusioni a cui erano giunti i militari hanno trovato ampia conferma nell'ulteriore consulenza tecnica disposta dall'autorità giudiziaria. Secondo gli investigatori, inoltre, l'importo dei lavori effettivamente eseguiti dalla ditta assisana, in conformità alle prescrizioni imposte dalla Sovrintendenza e, pertanto, ammissibili a contributo, era notevolmente inferiori a quanto percepito, così i titolari della ditta edile sono stati segnalati all'autorità giudiziaria per truffa aggravata ai danni dello Stato e, conseguentemente, proponendo il sequestro preventivo della somma indebitamente percepita, quantificata in oltre 600mila euro.