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Io Apro, manifestazione a Roma il 12 aprile: la questura vieta il sit in a Montecitorio

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La questura di Roma vieta la manifestazione del Movimento Io Apro in programma domani, lunedì 12 aprile, davanti a palazzo Montecitorio. Il sit in è stato pubblicizzato sui canali social del movimento, come evidenziato nel tweet che riportiamo. Ma gli organizzatori, nonostante il divieto, sono pronti a sfidare le autorità.

 

"A differenza di quanto affermato e diffuso sui social, si segnala che, con formale provvedimento redatto in data 9 aprile, la piazza di Montecitorio è stata formalmente vietata per la giornata di domani ai rappresentanti del movimento IoApro, in quanto già concessa e, quindi occupata da un’altra manifestazione regolarmente preavvisata nei giorni precedenti, che si svolgerà nella stessa fascia oraria con la prevista partecipazione di 100 persone". È quanto si legge in una nota della Questura di Roma. "Si ribadisce, inoltre che, nel rispetto delle prescrizioni attualmente in vigore in materia di contrasto alla diffusione del Covid, in conformità a quanto disposto dalla normativa che, la piazza in questione può ospitare un numero massimo di 100 manifestanti. Pertanto, al fine di non generare false informazioni circa la possibilità di accedere alla manifestazione nel numero di 20.000 persone così come annunciato sui social network e per evitare i conseguenti provvedimenti si ribadisce che la manifestazione pubblicizzata non è autorizzata", conclude la nota.

 

La replica arriva a stretto giro da parte di Antonio Alfieri, uno degli animatori del movimento. "Noi domani andremo comunque a Roma, non capiamo il motivo di questo stop. Manifestare è un diritto, la colpa di ciò che è successo l’ultima volta non è nostra. Vogliamo riaprire in sicurezza già domani, noi siamo pronti. Non so se il governo vuole dialogare con noi, noi stiamo fallendo tutti. Ci hanno dato due lire per i ristori, le banche non ci finanziano perchè siamo catalogati come soggetti a rischio. A me è arrivata una bollettino della Tari del 2020 da 8.200 euro, non ne possiamo più", ha concluso Alfieri.