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A Ivrea 12enne suicida, dubbi su Tik Tok: vietare social ai minori

Christian Campigli
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Una morte che pone interrogativi, che invita alla riflessione e che sprona tutti a non fermarsi alle apparenze. Perché quando una bimba di dodici anni si toglie la vita, una società degna di tal nome ha il dovere di cercare  delle risposte. E di trovarle rapidamente. Siamo a Borgofranco di Ivrea, piccolo comune di duemila abitanti, a quasi 300 metri di altitudine. Il classico esempio della serena e rilassante campagna piemontese. Dove tutti si conoscono, tutti si aiutano. E mai nessuno potrebbe pensare che una ragazzina, che ancora studia alle scuole medie, possa decidere di usare la cintura di un accappatoio per impiccarsi nel proprio bagno.

Mentre i suoi genitori, ignari della sconfinata quantità di dolore che starà per travolgerli e accompagnarli per sempre, sono in salotto, mentre guardano la televisione. E' stato proprio il padre a trovarla e a chiamare immediatamente i carabinieri. Ma, se possibile, in questa immane tragedia c'è nascosta una terribile deformazione, una visione folle del presente, che rischia di mietere altre vittime tra i nostri ragazzi. L'ipotesi degli inquirenti è infatti che la bimba di Ivrea sia vittima di un assurdo gioco, nato sul social network cinese Tik Tok. Una sfida mortale, esattamente come era successo a Palermo a gennaio, quando Antonella, dieci anni, era morta nello stesso modo, chiusa nel bagno di casa, impiccata alla cintura di un accappatoio. La sorella aveva subito raccontato ai genitori di quello che in gergo viene chiamato “hanging challenge”, una sorta di sfida di resistenza estrema.

Troppe le coincidenze per non approfondire un tema che sta diventando di stretta attualità. Perché l'applicazione della società Douyin fa divertire ogni singolo giorno ben seicento milioni di utenti nel mondo. Prestare la massima attenzione, soprattutto nell'interesse dei più deboli, non vuol certo dire colpevolizzare questo programma, scaricabile in modo assolutamente gratuito in meno di tre minuti, su un qualunque smarthphone di ultima generazione. Oltre alle sfide mortali, sotto la lente di ingrandimento sono finiti anche alcuni video in cui le protagoniste, spesso quattordicenni, ballano con addosso micro costumi da bagno. Indumenti talvolta anche trasparenti, che lasciano davvero poco all'immaginazione. E che diventano materiale ambito dai pedofili che, proprio su Tik Tok, si sono palesati a caccia di vittime alle quali rovinare l'esistenza. Ma di esempi che inducono alla massima prudenza e, eventualmente, anche al vaglio di limiti nell'accesso al social per i minorenni, ve ne sono davvero molti. Anche senza spostarsi di tanti chilometri, a dire il vero. Nelle scorse settimane a Rivoli, in provincia di Torino, era stato segnalato il caso di un gruppo di giovani che, su corso Francia, si buttava contro le auto per gioco. Anche in questo caso la folle sfida era nata proprio su Tik Tok. Il Covid, le limitazioni alla normale socialità, la didattica a distanza hanno spinto i nostri figli a cercare, sullo schermo di un telefonino, le risposte ai propri desideri, ai dubbi e alle difficoltà di una fase tanto affascinante quando complicata della loro crescita. Gli adulti, mai come in questo momento, hanno però il dovere di diventare il loro scudo, con la propria esperienza, il proprio amore e, se ne necessario, anche con qualche controllo in più. Perché la vita di una dodicenne è un bene troppo prezioso per voltarsi dall'altra parte.