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Covid, mascherine Ffp2. Test choc: "Sono quasi tutte irregolari"

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Sono diventate quasi la normalità tra gli italiani. Le mascherine Ffp2, più costose e in teoria più sicure di quelle chirurgiche, si sono sempre più diffuse tra gli italiani alle prese ormai da più di un anno con la pandemia. In alcuni territori, come per esempio l'Alto Adige, sono obbligatorie per entrare nei luoghi chiusi e nei negozi. Ma non tutte sono sicure e una buona parte di quelle in commercio non hanno le caratteristiche che dovrebbero avere le Ffp2. La denuncia, rilanciata dal Corriere della Sera, arriva da una società di import-export altoatesina: "Da quando è iniziata la pandemia — raccontano i due legali rappresentanti, entrambi altoatesini al quotidiano di via Solferino — si sono moltiplicati i clienti che vogliono importare dispositivi di protezione dall’Asia. Il punto è che la maggior parte del materiale in commercio non corrisponde alle certificazioni".

 

Per verificare i sospetti la società infatti ha fatto dei test sui dispositivi in commercio controllandoli in laboratorio. La maggior parte delle mascherine non ha superato la prova del cloruro di sodio e dell'olio di paraffina. Test che servono per verificare il filtraggio. Altre non sono in grado nemmeno di contenere il respiro. Come dire, sono inutili.

 

Si tratta di prodotti che hanno la certificazione e dunque in teoria dovrebbero essere conformi. Accade perché il percorso per ottenere la certificazione europea per questi dispositivi, così come accade anche per i test antigenici o sierologici, è quasi del tutto privo di controlli. "In sostanza chi produce mascherine e le vuole vendere in Europa deve rivolgersi a un laboratorio europeo accreditato per la certificazione. La documentazione va quindi inviata all’apposito ufficio della Comunità europea dove viene rilasciato il marchio CE. A questo punto tutti gli stati membri sono autorizzati ad acquistare le mascherine", spiega Pierangelo Clerici, presidente dell’ Associazione Microbiologi Clinici italiani. I controlli che sono di competenza dell'istituto superiore di sanità o del ministero della Salute sono oggi derogati per lo stato d'emergenza. Inoltre va tenuto conto che l'Inail, tramite procedura d’ urgenza attivata per favorire l’approvvigionamento di mascherine, può autorizzare alla commercializzazione dispositivi fabbricati in Cina altrimenti non validi in Europa.