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Milano, aggredisce passanti e polizia: ucciso. Il pretesto per una polemica

Christian Campigli
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Un vuoto siderale, una mancanza cronica, che crea danni inimmaginabili. Quello di una politica equilibrata, che ha fatto i conti col proprio scomodo passato e affronta il quotidiano con razionalità e buon senso. In Italia questo scenario, a ben guardare di una normalità quasi disarmante, non ci appartiene. E così un episodio, per quanto tragica possa essere la morte di una persona, non così straordinario (nel senso più etimologico del termine), diventa il pretesto per una nuova polemica politica e culturale. Siamo a Milano, in via Sulmona, in zona Corvetto, ed è da poco passata la mezzanotte. Un filippino di 45 anni, con in mano il proprio coltello, aggredisce prima un rider e poi un uomo che sta uscendo dal proprio palazzo. Urla, grida di aiuto e un rumore assordante.

 

 

 

Qualcuno chiama la polizia, e rapidamente arriva sul posto una prima volante. Gli agenti individuano subito il malvivente e cercano di bloccarlo, anche con l'uso di manganelli. Il filippino, che si scoprirà in seguito ha numerosi precedenti per spaccio di droga e reati contro la persona, si scaglia contro gli uomini in divisa. Minacciandoli di morte e brandendo il coltello come fosse una spada durante un duello medioevale. Un agente, nel tentativo di evitare i colpi dell'arma bianca, cade all'indietro e batte la testa. Arriva una seconda pattuglia e l'orientale, evidentemente ancora non domo, rivolge le proprie attenzioni ai due poliziotti appena giunti in via Sulmona. Uno, nel tentativo di evitare il fendente, estrae la propria pistola ed esplode due colpi. Che uccidono il pusher. Sin qui il racconto di una notte di inaudita violenza che come tale andrebbe raccontata ed analizzata.

 

 

 

 

 

Ovunque, ma non in Italia. In rete sono numerosi i simpatizzanti anarchici e vicini ai movimenti antagonisti a gridare “assassino” nei confronti dell'uomo in divisa. Che, a parer loro, avrebbe dovuto farsi ammazzare. Dall'altro lato del muro, Matteo Salvini, che ha trovato necessario uscire di prima mattina con un post su Facebook. “Spero che adesso nessuno se la prenda coi poliziotti, che sono stati costretti a intervenire per evitare altra violenza”. Nel mezzo a questa assurda polemica il sindacato di polizia Fsp. “Oggi è un giorno funesto per tutti perché una persona ha perso la vita, sia pur rappresentando un pericolo gravissimo per gli altri  – ha affermato il segretario generale Valter Mazzetti - Ci aspettiamo che si ragioni con serietà e senso di responsabilità su questi interrogativi. Sulla brutalità che attanaglia tante zone del territorio, sulle aggressioni sempre più feroci e frequenti agli operatori della sicurezza, sull’adeguatezza delle dotazioni in uso alle forze di polizia, sulla concreta efficacia della risposta giudiziaria dell’intero sistema verso chi si scaglia in mille modi contro pubblici ufficiali che svolgono il proprio dovere. Oggi non vorremmo si aprisse la solita criminalizzante ridda di analisi e commenti sulla dinamica di un episodio in cui un fatto è certo: vedere un malintenzionato pronto ad uccidere, che non si ferma nonostante tutti i tentativi di dissuaderlo messi in campo, e oltre tutto mentre un collega è svenuto e ormai in balìa della sua furia, non lascia molta scelta in quelle terribili e frenetiche frazioni di secondo. Non un altro giorno deve trascorrere senza che si accelerino le procedure necessarie a fornire agli operatori di polizia i taser, che sono strumenti finalizzati a salvare vite”.