Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Covid, Giani: "Aumentano i contagi". Toscana verso zona arancione

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

La Toscana scivola amaramente verso la zona arancione. Quello che fino a pochi giorni fa pareva essere solo un timore, si sta materializzando come il peggiore degli incubi. Soprattutto per i commercianti, già provati da una crisi lunga un interminabile anno. Basti pensare a Firenze, a Siena o a Pisa e alle macerie lasciate da un calo del turismo quantificabile in un meno 90%. I locali dei centri storici ormai sono ad  un passo dalla chiusura definitiva e chiedono a gran voce di restare aperti anche di fronte ad una soglia Rt (l’indice medio di contagio usato come parametro per la variazione di colore ) superiore al valore 1.

Un'opzione di difficile attuazione, almeno con le regole attuali e in un paese, in attesa della fine delle consultazioni tenute da Mario Draghi, senza un governo in carica (se non per il disbrigo degli affari correnti). Questa mattina il bollettino dei nuovi casi recitava in Toscana 671 positivi al Covid su 20.046 test, di cui 13.043 tamponi molecolari e 7.003 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 3,35% (7,1% sulle prime diagnosi). Che la situazione fosse assai complicata era sotto gli occhi di tutti. Basti pensare che la scorsa settimana la Toscana è rimasta gialla per uno scarto minimo, avendo toccato lo 0.98. Da venerdì scorso si è registrato un lieve ma, purtroppo, costante aumento dei contagi. “Oggi mandiamo i dati a Roma, c'è questo serio elemento di crescita graduale dei contagi che potrebbe portarci in zona arancione – ha affermato il presidente Eugenio Giani durante un intervento in consiglio regionale - Poi che questo avvenga domenica 14 o lunedì 15 febbraio dipende da quello che sarà il decreto del Ministro della salute. I dati che noi mandiamo li misura la piattaforma informatica del ministero della Salute ma la tendenza è qualcosa sopra 1 come Rt.

Tendenzialmente ritengo che se l'ultima volta abbiamo sfiorato la zona arancione, questa volta siamo aumentati nei dati, anche se solo leggermente, e quindi il pericolo di andare in arancione è reale, oggettivo. Non dipende da noi. Non possiamo in alcun modo decidere, né governare il fenomeno. In alcuni casi le misure scattano dalla domenica, in altri casi da lunedì in base ai tempi di pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale”. Sui motivi che hanno portato questa impennata non esiste una spiegazione univoca e indiscutibile. Da una parte si punta il dito contro la movida, la voglia dei giovani di bere una birra, anche all'aperto, ma in compagnia. Dall'altra lo shopping e i saldi di fine stagione sono considerati i colpevoli più accreditati. Non manca poi chi ribalta completamente la questione, sostenendo che ristoranti e pub chiusi portano automaticamente le persone a riversarsi nei centri commerciali. Tra mille dubbi vi è un'unica certezza: le città turistiche rischiano di pagare un prezzo altissimo al coronavirus e alla conseguente e devastante della peggiore crisi economica del secolo.