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Anticorpi monoclonali, scienziati divisi. Crisanti: "Spreco di soldi". Galli: "Non fanno schifo"

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La produzione degli anticorpi monoclonali per combattere il Covid 19 è uno "spreco di soldi senza precedenti". Sono parole del virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova. Il docente di Microbiologia dell'ateneo patavino le ha pronunciate durante Oggi è un altro giorno, il programma di Rai 1. Ha spiegato che "gli anticorpi monoclonali vanno bene per chi non ne ha bisogno. Perché fondamentalmente hanno un effetto per i casi moderati e non gravi". Secondo Crisanti non ha alcun senso spendere "2-4 mila euro per un anticorpo monoclonale" in assenza di dati che dimostrino che il farmaco è "in grado di prevenire l'infezione grave", soprattutto "quando poi c'è il trial dell'Eli Lilly che dimostra che nei pazienti gravi sono controproducenti".

Posizione critica anche quella di Antonella Viola, immunologa e anche lei docente all'Università di Padova: "Gli anticorpi monoclonali - sostiene - non rappresentano una via di salvezza contro il Covid 19. Sono un farmaco ancora da sperimentare, e dovrebbero essere utilizzati in trial clinici, randomizzati e controllati. Non sappiamo se effettivamente siano efficaci: i dati che abbiamo a disposizione sono ancora molto limitati, a fronte di un farmaco estremamente costoso e molto complesso da utilizzare”.

Scienziati divisi sul tema, visto che invece Giustina De Silvestro, direttrice del Servizio trasfusionale dell'Azienda ospedaliera sempre di Padova, sostiene il contrario: "Immunoglobine e monoclonali sono le frontiere della lotta al Covid”, riporta Il Fatto Quotidiano, che pubblica anche la posizione di Massimo Galli, il direttore di Malattie infettive dell'0spedale Sacco di Milano secondo cui i monoclonali "possono avere ambiti di applicazione specifici su pazienti ad alto rischio ma anche anziani. Non mi fanno per niente schifo".

Il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, sostiene che devono essere usati "per i casi gravi, sono gli unici farmaci che battono il virus". Ma ricorda che l'ok arrivato dall'Agenzia italiana del farmaco si basa su dati considerati ancora "immaturi".