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Monoclonali, lo scienziato Silvestri: "Chi ha frenato la sperimentazione gratuita ora dica perché e si prenda le colpe. Si potevano salvare vite"

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"In Italia chi ha ritardato la sperimentazione degli anticorpi monoclonali per combattere il Covid 19, deve spiegare al paese perché lo ha fatto. E deve dire la verità". Pesante la posizione tenuta da Guido Silvestri, il noto e apprezzato virologo italiano docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in una intervista concessa alla Adnkronos Salute torna attacca le istituzioni italiane: "Serve la verità, senza cercare scuse o giochi di parole ed evitando di prendere posizioni che sarebbero scientificamente inspiegabili". Silvestri, originario di Senigallia in provincia di Ancona, ribadisce che chi ha preso queste decisioni ha di fatto ritardato l'introduzione dei farmaci a scopo sprimentale, pratica che sarebbe potuta iniziare fin da ottobre

"Grazie a una circostanza fortunata, la mia amicizia con il chief scientific officer di Eli Lilly (l'azienda dei due monoclonali, prodotti fra l'altro in Italia, ndr), Dan Skovronsky, si poteva fare del bene al Paese". Skovronsky era pronto ad offrire in maniera gratuita decine di migliaia di dosi per portare avanti lo studio scientifico. Secondo Silvestri "si potevano salvare delle vite umane e non lo abbiamo potuto fare per motivi che, tre mesi dopo, rimangono assolutamente oscuri. E che se da un lato potrebbero spiegarsi come lentezze burocratiche" lascia interdetti che "gravano sospetti di conflitti d'interesse".

Ancora: "Abbiamo capito molto bene, dopo le chiarissime dichiarazioni dell'ex direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, Luca Pani, e quelle di Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, che Aifa poteva autorizzare la sperimentazione di bamlavinimab con le famose 10mila dosi gratuite promesse da Skovronsky - e chi nega questo fatto è un bugiardo - senza dover aspettare l'autorizzazione dell'Agenzia del farmaco Ema". Un via libera che tra l'altro, come ha spiegato ad AdnKronos Salute Marco Cavaleri, il responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid dell'Ema, potrebbe arrivare per i primi prodotti soltanto tra maggio e giugno 2021. 

La sperimentazione, sottolinea Silvestri, come ha spiegato Pani in passato è stata concessa anche in 48 ore, ad esempio nel 2015 per i farmaci sperimentali contro l'Ebola, in una situazione "infinitamente meno grave del Covid". Silvestri a inizio pandemia ha fondato la pagina social Pillole di ottimismo e ora invece di farsi "sopraffare dalla rabbia" cerca di concentrarsi sui modi per far partire il più velocemente possibile l'uso degli anticorpi: "E fa ben sperare che il nuovo presidente dell'Aifa, Giorgio Palù, si stia battendo con un leone in questo senso". Tra l'altro gli anticorpi monoclonali sono "ancora più importanti e necessari" davanti ai ritardi della vaccinazione, aspetto che rende ancora più "pesanti le responsabilità di chi ha ritardato il loro uso sprimentale in Italia mesi fa".

Lo scienziato inoltre puntializza che "gli studi clinici controllati sono sempre più chiari e concordi nell'indicare che l'uso di questi farmaci nella fase iniziale di Covid riduce in modo altamente significativo, di circa il 70%, il rischio di andare a finire in ospedale e di morire, soprattutto nei soggetti a rischio (over 65 e con condizioni predisponenti a Covid-19 severa, come diabete, obesità, malattie cardiovascolari e altre patologie preesistenti). Anche nella peggiore delle ipotesi, e cioè che nell'ipotizzato studio italiano" che doveva partire da ottobre e che sarebbe stato offerto gratuitamente, "i farmaci avessero funzionato meno nella nostra popolazione, sarebbe stato comunque utile e importante generare ulteriori dati sulla loro efficacia clinica. Teniamo infine presente che sono farmaci praticamente senza effetti collaterali, e che si userebbero in una fase clinica della malattia in cui le alternative terapeutiche sono molto limitate".