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Palermo, omicidio Roberta Siragusa: si cercano i complici di Pietro. Il giallo dei capelli rasati

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Indagini dei carabinieri sul delitto di Roberta Siragusa, la ragazza trovata morta a Caccamo in provincia di Palermo, nella mattina di domenica scorsa. E' in carcere perché accusato dell'omicidio, il fidanzato Pietro Morreale. Il Giornale di Sicilia riferisce che  i carabinieri hanno sequestrato in camera del giovane, un tablet e un cellulare, entrambi senza sim e senza scheda di memoria. E' sotto sequestro anche l’auto, la Fiat Punto vista passare quattro volte nei pressi di Monte Rotondo dove è stato trovato il cadavere di Roberta.

 

La fonte riferisce che sull'auto sono in corso i rilievi dei carabinieri del Ris perché nell'indagine vanno date risposte su alcune questioni cruciali.  Va infatti stabilito se il corpo senza vita di Roberta sia stato trasportato a bordo della Punto dopo l’omicidio e soprattutto come sia stata ammazzata la ragazza, 17 anni.  Sul corpo di Roberta sarà disposta l’autopsia dal gip come richiesto dagli avvocati della difesa Giuseppe Di Cesare e Angela Barillaro.

L’omicidio sarebbe stato commesso tra l’una e le due di notte e solo alle 9.29 Pietro Morreale e il padre Ivan si sono presentati in caserma. Su queste sette ore indaga il giudice.


Emergono poi dettagli sullo stato del corpo della giovane al momento del ritrovamento: jeans abbassati e corpo bruciato nella parte superiore.  Roberta aveva i capelli rasati. "Dovrà essere accertato - scrive il gip ed è riportato dal Giornale di Sicilia - se tale circostanza è dovuta ad un fenomeno di combustione o ad una orribile manifestazione di disprezzo e svilimento della sua identità femminile". La ragazza ha poi una profonda ferita al volto. Va capito se la causa della morte è stata causata dalla ferita o dalla caduta nel dirupo. Ma c'è dell'altro.

 

Pietro Morreale potrebbe essere stato aiutato. Potrebbe avere dei complici. Nel provvedimento del gip di Termini Imerese, che applica la custodia cautelare in carcere a Morreale, il gip scrive: "non può peraltro escludersi che egli (Pietro Morreale) sia stato coadiuvato nell’azione successiva, relativa all’occultamento degli elementi di prova, che comunque è certo che sia stata agita (basti pensare alle chiavi di casa della ragazza e ad altro materiale rinvenuto combusto presso il campo sportivo di Caccamo)". La caccia agli eventuali complici è cominciata.