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Scuola, ora la ministra Azzolina si ricorda dei test rapidi e dei protocolli di sicurezza. Finalmente finito il tormentone banchi

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"Mi sentirò sollevata soltanto quando tutti i miei studenti potranno tornare in classe". Lucia Azzolina, ministra dell'istruzione, batte sempre sullo stesso concetto, diventato ormai una specie di tormentone in un Paese piegato, con regioni in semi lockdown e sanità a rischio collasso. Per fortuna non si avventura in pronostici per la riapertura degli istituti chiusi per cercare di rallentare i contagi: "Per la riapertura non faccio pronostici, lavoro per limitare i disagi". E ancora: "Nelle zone rosse ci sono molte limitazioni per tutti, ma le scuole restano aperte fino alla prima secondaria di primo grado. Abbiamo pensato di garantire i bambini che hanno cominciato la nuova scuola, che sono passati dalla maestra ai professori. Tenere aperte le scuole nelle zone rosse è stato un risultato notevole".

Dichiarazioni di una intervista al Corriere della Sera in cui la ministra sulla Didattica a distanza spiega che "abbiamo scritto che devono fare almeno tre ore al giorno in modalità sincrona. In Italia, la scuola non è stata mai considerata nello stesso modo che negli altri Paesi. Ma noi abbiamo messo un paletto in questi giorni: la scuola non è meno importante delle altre attività". Sulla riapertura lavora "sulle criticità che sono emerse, il protocollo di sicurezza con le Asl deve essere applicato in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Chiedo da tempo i test rapidi nelle scuole", dice la ministra, augurandosi che ci siano per il 4 dicembre, allo scadere del Dpcm. Viene naturale pensare perché questo lavoro non sia stato fatto tra la prima e la seconda ondata del virus, quando sembrava che l'unica soluzione per contenere la diffusione del Covid nelle scuole fosse l'acquisto dei nuovi banchi. Almeno questo tormentone sembra finalmente terminato.