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Covid, il drammatico allarme dell'Istituto Superiore Sanità: "Vicini alla fase critica. Restate a casa, contatti solo con il nucleo familiare"

Giuseppe Silvestri
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E' un vero e proprio grido d’allarme il report settimanale dell’Istituto superiore della sanità. Il documento riferito alla settimana dal 12 al 18 ottobre è il più critico da quando è iniziata la pandemia e nella parte finale la popolazione viene di fatto invitata a chiudersi in casa. E’ fondamentale che gli italiani riducano “tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo quando non siano strettamente necessarie” e rimangano a casa quanto più possibile.

Alle conclusioni l’Iss arriva dopo aver illustrato una serie di dati drammatici. A partire dall’inizio del documento: “L’epidemia è in rapido peggioramento e compatibile complessivamente con uno scenario di tipo 3 con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane”. Nel report vengono evidenziate le criticità dei servizi sanitari territoriali, ma soprattutto vengono auspicate, senza giri di parole, ulteriori misure di contenimento, dando precedenza alle “aree maggiormente colpite”. L’obiettivo è ovviamente favorire una “drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità”.

Nella parte iniziale il documento mette in evidenza quelli che vengono definiti i punti chiavi, ricordando che l’analisi è relativa al periodo 12-18 ottobre e che è verosimile che i casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione tra fine settembre e inizio ottobre. Il documento registra un forte incremento dei casi “che porta l’incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni a 146,18 per 100.000 abitanti (periodo 5/10-18/10) contro 75 per 100.000 nel periodo precedente (28/9-11/10)”. I casi sintomatici sono passati da 15.189 (28/9-11/10) a 27.114 (5/10-18/10).

L’aumento dei casi è diffuso in tutto il Paese e tutti i territori registrano un aumento nel numero dei casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente, ma soltanto “uno su quattro dei casi è stato rilevato attraverso attività di tracciamento di contatti, mentre il 31,7% attraverso la comparsa dei sintomi”
Ancora: nel periodo 1-14 ottobre 2020, l’Rt (il tasso di contagiosità) calcolato sui casi sintomatici è 1,50. L’epidemia inoltre “è in rapido peggioramento e compatibile complessivamente con uno scenario di tipo 3 con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane: si riscontrano infatti valori di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle regioni e segnali che si riesca solo modestamente a limitare il potenziale di trasmissione. Si osserva una rapida crescita dell’incidenza, impossibilità sempre più frequente di tenere traccia di tutte le catene di trasmissione e rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica”.

Da brividi i dati sui focolai: sono complessivamente 7.625 quelli attivi, di cui 1.286 nuovi. Anche se sono in aumento i focolai attivi, “per la prima volta in undici settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai”. Ma la diminuzione è probabilmente “dovuta al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico: sono stati segnalati 23.018 casi non associati a catene di trasmissione note che corrisponde al 43,5% del totale di casi notificati questa settimana. Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (106 su 107). La maggior parte di questi focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare: 81,7%”.


L'Istituto Superiore di Sanità accende finalmente i riflettori anche sulla riapertura delle scuole ammettendo che questa settimana sono in aumento “i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione). E’ tuttavia chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste”.

Ovviamente pessimi anche i dati relativi ai ricoveri: “Questa settimana, a livello nazionale, si è osservato un importante aumento nel numero di persone ricoverate: 7.131 contro 4.519 in area medica, 750 contro 420 in terapia intensiva (18/10 contro 11/10)”. Aumentano quindi i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune regioni sopra il 10% in entrambe le aree. Se l’epidemia manterrà il ritmo attuale “esiste una probabilità elevata che numerose Regioni raggiungano soglie critiche di occupazione in brevissimo tempo”.


Le conclusioni del documento dell'Istituto Superiore della Sanità le pubblichiamo integralmente.

* La situazione descritta in questo report evidenzia segnali di criticità dei servizi territoriali e del raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali di numerose Regioni. 


* L’evidenza di casi rapidamente in aumento con Rt nazionale di 1.5 nel suo valore medio e significativamente sopra 1 indicano una situazione complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni italiane.


* Il carico di lavoro non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali con evidenza di impossibilità di tracciare in modo completo le catene di trasmissione ed aumento in proporzione dei casi evidenziati per sintomi (che superano per la prima volta questa settimana quello dei casi identificati tramite contact tracing). 


* Sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità nonché l’attuazione delle altre misure già previste nel documento “Prevenzione e risposta a Covid 19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di trasmissione per il periodo autunno-invernale”.


* Si invitano nuovamente le Regioni a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e di considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio e sulla base delle linee di indirizzo fornite nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmessa con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020.