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La madre dell'umbro morto a Londra: "Voleva tornare"

Jacopo Barbarito
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Doveva tornare in Umbria per Natale, era già stato prenotato il volo. Ma dal 23 dicembre scorso Stefano Proietti non si è fatto più sentire. E il 25 è stato ritrovato morto, disteso a terra in una pozza di sangue, nella camera 27 della “casa protetta” dove risiedeva in via Parmiter street, a Londra. Il certificato del coroner, M. E. Hassel, firmato il 4 gennaio scorso e inviato alla famiglia a Pietrafitta, comune di Piegaro al confine con Perugia, alimenta il mistero: “La precisa causa della morte deve essere ancora stabilita”. L'avvocato della famiglia, Valter Biscotti, vuol portare il caso a galla per catalizzare l'attenzione delle istituzioni italiane e inglesi. Il 35enne umbro, alle spalle problemi di dipendenza, viveva a Londra da anni facendo piccoli lavori. “Ultimamente - spiega Marinella Barboni, la madre - era impiegato in una ditta di pulizie, era occupato due volte alla settimana e prestava servizio in alcuni uffici”. Prima viveva in un appartamento condiviso con alcuni inglesi, in seguito si era trasferito nella struttura pubblica, una sorta di ostello con la presenza di una équipe medica fissa. Nei primi giorni dopo il decesso si è parlato di una overdose da stupefacenti, ipotesi che però non ha trovato conferma negli atti ufficiali inviati alla famiglia. Senza una riga in più rispetto a quanto riportato nella succinta frase in inglese. “Ci sentiamo abbandonati. Non ci dicono niente. E' come se fosse morto un gatto”. E' duro, crudo, Angelo Proietti, ex poliziotto, padre di Stefano. Parole che nascono dal dolore di un genitore che ha perso un figlio in circostanze misteriose: ad oltre un mese di distanza non sono state ancora chiarite. Angelo è volato sul Tamigi per riportare la salma (i funerali si sono tenuti a Piegaro all'inizio di gennaio) e ha visto con i suoi occhi la camera con le tracce di sangue. “Vogliamo sapere come è morto nostro figlio”, ripete. Ma il certificato del coroner di Londra non scioglie i nodi. E' stata anche contattata l'ambasciata italiana, nei giorni scorsi, ma niente di più è trapelato sulle cause della tragedia.