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Dall'Umbria l'idea di un Erasmus dedicato alla terza età

Eugenio Guarducci*
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Appartengo a una generazione che ha visto i propri figli partire per l'Erasmus, ha ascoltato i loro racconti, ha goduto delle loro esperienze, del loro arricchimento culturale e umano. Ma ho anche provato una certa invidia nei loro confronti quando, tornando a casa con 22 euro di Ryanair, iniziavano a raccontarmi di bellissimi musei, di concerti, di serate con nuovi amici provenienti da 5 continenti, etc etc. Ecco sull'etc etc ho fatto bene a non investigare mai. Ma credo che una certa invidia la possano provare anche coloro che sono più anziani di me e che non hanno avuto la possibilità di vedere un proprio figlio partire per 4/6/8 mesi all'estero semplicemente perché ancora questa opportunità non veniva a loro offerta. Questo tipo di sentimento non credo quindi che riguardi poche persone ma può interessare milioni di persone che abitano in Europa e non solo. L'Erasmus è una di quelle cose (poche forse) che la nostra amata/odiata Europa ha saputo intelligentemente creare per favorire un concreto scambio di idee e culture diverse tra i vari popoli. Ma mi chiedo: non è forse giunto il momento di immaginare e progettare un “Erasmus della Terza Età”? Ovvero un Erasmus dedicato a coloro i quali tra i 60 e 75 anni, arzilli e in buona salute e magari alto spendenti, sono ancora curiosi di conoscere e apprendere ma anche di viaggiare, scoprire e fare nuove amicizie. Una permanenza di qualche mese in un Paese come l'Italia, in una regione come l'Umbria durante la quale partecipare a corsi di lingua italiana, a lezioni sulla storia dell'arte, a passeggiate ed escursioni tra la natura, a corsi di cucina o di ceramica credo possa essere una gran bella motivazione da divulgare tra i tanti non più giovani che risiedono all'estero. Molte di queste persone, come d'altronde accade per le giovani generazioni, possono riportare e trasmettere molti messaggi positivi una volta rientrati nei loro paesi di origine. Candidare l'Umbria in Europa come territorio sperimentale e capofila di questo progetto non mi sembra un pensiero utopico. Il vantaggio sarebbe anche quello di veder, col passare del tempo, ripopolarsi alcuni centri storici che progressivamente hanno perso o stanno perdendo la loro funzione di attrattori sociali generando quel fenomeno che chiamerei “assenza di autentiCittà”. L'Erasmus quest'anno compie 30 anni. Chissà se il 2017 potrà essere l'anno in cui, a partire dalla nostra regione, si inizi a discutere seriamente di una cosa così stimolante capace anche di incrementare concretamente il Pil. Una discussione che dovrà in primis coinvolgere le nostre Università, gli alti centri di formazione, le città d'arte insomma quel tessuto fatto di conoscenze e relazioni che certo non manca e che risulta essere indispensabile per confezionare un abito nuovo e contemporaneo da far indossare alla nostra Regione. Assisi sarebbe pronta a fare la sua parte. La sua vocazione internazionale può essere sicuramente d'aiuto a un progetto cosi ambizioso. *Assessore Cultura e turismo della città di Assisi