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Caso Suarez, esaminatore: "Sapeva coniugare i verbi, non è vero che parlava male"

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 «Io sono l’ultima ruota del carro» dice in una intervista a Repubblica Lorenzo Rocca, l’esaminatore indagato dalla Procura di Perugia «per aver rivelato i contenuti della prova orale del 17 settembre» di Suarez; per aver sottoscritto il certificato «attestando falsamente di aver proceduto alla verifica della conoscenza della lingua italiana al livello B1, quando la verifica di tale conoscenza era fittizia».

«Tutto va contestualizzato. Le intercettazioni sono solo una parte di un tutto - dice ancora - C’è un’inchiesta in corso… quello che posso dire, d’accordo con il mio avvocato, è che ho deciso di non avvalermi della facoltà di non rispondere. Martedì sono stato convocato dal pm e ho avuto un lungo colloquio, assolutamente sereno e pacato, nel segno della massima cordialità e del rispetto reciproco».

«Mi è stato chiesto e mi è stato consentito di puntualizzare alcuni aspetti anche relativi ad alcune modalità» spiega l’indagato che, a una tv spagnola, aveva detto che «il ragazzo comprendeva sempre e non aveva problemi di ascolto», nonostante la collega Stefania Spina nelle intercettazioni rivelasse ben altro. «La commissione è formata da due persone. Suarez lo abbiamo ascoltato in due» aggiunge. Spina diceva che Suarez «non spiccica una parola», ma Rocca lo ha certificato B1 «con abilità linguistiche tali da sapersi gestire in situazioni ampiamente prevedibili della vita sociale e lavorativa». «Questo punto è molto importante. Ma è anche un punto centrale dell’indagine e non posso rispondere. L’ho fatto, ma davanti al pm», dice l’esaminatore.

«Quel riferimento al fatto che Suarez parlasse solo per verbi all’infinito non corrisponde a quello che abbiamo constatato. Non l’ho sentito solo con le mie orecchie - precisa Rocca - gli esaminatori sono sempre in due, e in due abbiamo sentito più volte il candidato coniugare correttamente i verbi». Ma le risposte gli sono state fornite in anticipo? «Ci sono esempi di materiale d’esame tranquillamente disponibili online» risponde Rocca. Ma allora perché ha suggerito di dargli tutti 3? «Perché era l’unico modo per consentire al sistema informatico di generare il certificato» risponde a La Stampa. «Ci volevamo portare avanti con il lavoro. Cioè volevamo preparare in anticipo il certificato per non perdere tempo una volta sostenuto l’esame. Poiché immaginavamo assembramenti di giornalisti e curiosi, volevamo evitare di perdere tempo in mezzo alla calca delle persone e così ho detto di mettere tutti 3, cioè la sufficienza, giusto per avere pronto il certificato. Il voto poi avremmo potuto cambiarlo». «Quando mi hanno notificato l’atto di perquisizione mi è preso un colpo - continua Rocca - Io non ho mai avuto guai con la giustizia, al massimo ho preso qualche multa».

E sull’inchiesta dice «Non è una cosa da prendere a cuor leggero. Ma sono comunque sereno perché so di non aver commesso illeciti. Mi spiace per la mia famiglia, per i miei figli che sono ancora dei ragazzi. Ieri alla loro scuola non si parlava d’altro». Mai, assicura, ha ricevuto alcuna pressione per sostenere Suarez alla prova d’italiano «Nessuna sudditanza psicologica nei confronti della Juventus - ribadisce - Io neanche tifo Juve, io sono della Roma».