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Dal mulo ucciso a fucilate al pitone abbandonato dagli studenti: le disavventure degli animali

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AleBor
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Anche l'Umbria lascia spesso a desiderare sul fronte del benessere animale. Lo sanno bene gli agenti del Corpo forestale dello Stato che in un anno ne hanno visti di casi. L'anno è cominciato (era febbraio) con il triste caso di un mulo ucciso con un colpo di arma da fuoco caricata a pallettoni. E' successo nelle campagne intorno ad Arrone. Non sono mancati neanche gli allarmi per uccisioni o avvelenamenti con esche: cinque comunicazioni di notizie di reato solo a Gualdo Tadino. C'è anche chi ha disturbato le specie animali del Parco nazionale dei Monti Sibillini: in cinque erano arrivati con un fuoristrada portando nove cani di cui quattro trovati liberi alla ricerca di fauna selvatica.  I reati rilevati dalla forestale hanno riguardato per lo più la detenzione di cani in condizioni incompatibili con la loro natura, maltrattamento seguito da morte, uccisione di specie cacciabili in epoca di divieto. Riscontrati anche illeciti relativi alla violazione della convenzione di Washington (Cites): dal Boa constrictor tenuto in cattività da un privato senza documentazione, al pitone abbandonato da studenti stranieri nell'appartamento in cui erano stati in affitto, a due casi di abbandono di iguana rilevati a Città di Castello e a Bastia Umbra (nel secondo caso all'abbandono è seguita la morte). Le irregolarità nella denuncia di nascita di pappagalli sono costate a due allevatori salate sanzioni amministrative.