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Valle dei Fuochi, adesso muoiono anche le querce

Jacopo Barbarito
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Venti querce si sono seccate, cambiando colore, nel giro di poco tempo. E' successo subito dopo che stato riportato del terreno degli scavi dell'ex miniera nell'area dell'ex centrale. Anni fa. Venti alberi alti più di dieci metri sono diventati scheletri, morti senza possibilità di rinverdire. Anche la vegetazione è di colore grigio e un rivolo d'acqua che scorre lungo il perimetro è tinto di rosso. Un paesaggio spettrale di cui lunedì 14 novembre si è voluta prendere carico la magistratura che, insieme al Noe e all'Arpa, ha effettuato carotaggi in un appezzamento di terreno privato già posto sotto sequestro, in località “vocabolo Trebbiano”. Siamo a valle della discarica autorizzata e di una delle grandi draghe dell'ex cava mineriaria che ancora giace nel cuore della Valnestore. I carabinieri e i tecnici dell'agenzia regionale di protezione ambientale hanno in programma analisi in un pozzo nello stesso perimetro e di un laghetto. Anche questi sigillati nel primo blitz del 15 giugno. L'obiettivo è capire se vi siano sostanze nocive nel terreno, nelle falde sotterranee e nelle acque superficiali: lo stesso invaso e in quelle di ruscellamento. In attesa degli esiti di laboratorio la prima mandata dei carotaggi, con gli otto cilindri di substrato estratti ieri, avrebbe fatto emergere la presenza di ceneri nei primi due metri del terreno; sotto, uno strato di argilla. Ancora più giù terra di colore rosso. Non si è andati comunque oltre i sei metri, stando ai primi rilievi. La richiesta di sopralluogo è stata fatta dai proprietari dei terreni, che per un periodo sono stati affittati ad Enel. Sul posto la dirigente dell'Arpa Sara Passeri, il comandante del Noe Francesco Motta con il maresciallo Moreno Corvi più una decina di tecnici. Tra cui anche il geologo del comitato Soltanto la salute. Sempre ieri si è dato il via ai lavori nei tre ettari di “dente” sul lago Enel per la pesca sportiva di Pietrafitta: in settimana deve arrivare il geomagnetometro (che individua la presenza di corpi solidi e metallici) per appurare se sotto vi siano rifiuti speciali, come è emerso da due testimonianze raccolte dal Corriere dell'Umbria e dalla magistratura. Uno in particolare ha rivelato come, nell'effettuare i lavori di escavazione negli anni della formazione dell'invaso artificiale, siano stati ritrovati fusti che poi in una notte - prima dell'intervento della forestale - sono spariti. Nel caso in cui il geomagnetometro dia riscontri positivi verranno effettuate escavazioni mirate. I pubblici ministeri Paolo Abbritti e Gemma Miliani dimostrano di voler condurre accertamenti approfonditi e a largo raggio. Sempre ieri è stato infatti disposto un prelievo - anche in questo caso previo carotaggio - nel terreno del parcheggio dei servizi sportivi di Tavernelle. Lì è stato chiuso il primo pozzo (ad uso idropotabile), dopo che è stato evidenziato l'importante superamento di arsenico (19,8 microgrammi per litro su limite di 10), ferro (6.432 microgrammi su limite di 200) e manganese (903 microgrammi su 50).