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Vicina da incubo: insulti, minacce col coltello e inseguimenti in auto

Jacopo Barbarito
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Rapporti di vicinato a dir poco tesi. Che presto “esplodono” tra due donne, che abitano al secondo piano di un condominio. Che per motivi futili, come possono essere la pulizia delle scale o la presenza di piante “invadenti”, diventano oggetto di liti violente. Con una delle due che, armata di scopa e addirittura con un coltello, tenta di farsi giustizia a modo suo. Con pedinamenti, minacce, insulti e botte che per un niente non si trasformano in qualcosa di ancora più grave (“ti faccio a pezzi, sei una poco di buono come tua madre...”). E in una particolare circostanza, come si legge nel capo d'imputazione, “insegue la nemica in strada e dopo l'intimazione di fermarsi, tenta di speronarla. Costringendola ad invadere con la sua auto la corsia opposta”. Alla fine, dopo una serie di denunce ai carabinieri, la quarantenne piomba sotto inchiesta per stalking, minacce gravi e lesioni. Finendo dritta ai domiciliari. Ma tutto quell'odio “covato nel tempo” non si è assolutamente spento. Dato che, una volta tornata libera, appena 20 giorni dopo riprende a “scagliarsi” contro la vicina, con altre frasi al veleno e con una minaccia con il coltello. Una posizione, la sua, che ora potrebbe portarla in carcere (domani la decisione del giudice dopo l'incidente probatorio). La difesa dell'imputata, rappresentata dall'avvocato Eugenio Zaganelli, è pronta a scardinare il muro dell'accusa, puntando sulle condizioni di salute della donna (attualmente è piantonata all'ospedale). Ieri la vicenda è tornata in aula.