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"Non sono una furbetta della 104"

Aldo Spaccatini
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La dipendente del Comune di Todi colta in fallo dall'indagine della guardia di finanza per l'uso non consentito dei permessi retribuiti per assistere familiari disabili, secondo quanto previsto dalla legge 104, non ci sta a essere bollata come “furbetta della 104”. E fornisce la sua verità, naturalmente diversa da quella che ha fatto scattare la denuncia nei suoi confronti per truffa ai danni dello Stato e danno erariale. In una lettera firmata, la dipendente pubblica chiarisce la sua posizione e soprattutto quali sono state le sue responsabilità. “Ai fini di un'informazione il più possibile completa e corretta - scrive - è mio dovere precisare che: non è vero che andavo a spassarmela all'estero, per ‘evidenti motivi turistici'; non è vero che è successo per almeno dieci volte, né tantomeno ‘abitualmente'; non è vero che avevo intenzione di truffare il Comune; non sono io ad aver postato foto su Facebook e non ho neanche una pagina Facebook”. La verità della dipendente del Comune sarebbe diversa da quella emersa al termine delle indagini: “Oltre un anno e mezzo fa, per gravi motivi familiari, ho fatto la leggerezza e l'errore di chiedere alcuni giorni di permesso 104 per assistere un familiare diverso da quello per cui mi è stato concesso il beneficio. Non ho quindi usato il permesso per motivi personali o per andare in vacanza, ma solo perché un (altro - ndr.) familiare di primo grado, in grave difficoltà e purtroppo residente all'estero, aveva bisogno della mia assistenza. Tutto questo è ovviamente documentato. Certo, il mio uso ‘estensivo' di questo permesso è sbagliato, ma assolutamente circoscritto a un evento eccezionale”.