Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Uccisa a martellate, vestiti sporchi di sangue in un cassonetto

La pm Julia Maggiore

Davide Gambacci
  • a
  • a
  • a

L'erba è ancora bassa, ma bagnata dal temporale: è stata tagliata da pochi giorni. Si presenta così il ponte sul fiume Tevere lungo la direttrice che collega il centro di San Giustino a Pistrino, nel comune di Citerna. E' il luogo dove Piter Polverini ha gettato il martello con cui ha colpito Katia Dell'Omarino al cranio e il panno con cui si è pulito dal sangue. Lo ha indicato proprio lui il luogo: sarebbe stato impossibile per gli inquirenti poterci arrivare. Il martello era ancora incastrato tra gli spini; accanto anche il cencio di cui ha parlato Piter. I vestiti che indossava quella sera, insieme alle scarpe, invece li aveva gettati il giorno successivo l'omicidio in un cassonetto di Arezzo prima di entrare al lavoro. Ultimi atti, questi, per cercare di cancellare ciò che restava della notte del delitto. Una discussione accesa che è praticamente sfociata in tragedia: il rapporto sessuale, la cifra concordata in anticipo che non era più sufficiente; il raptus che porta Piter Polverini a picchiare a mani nude Katia Dell'Omarino per poi finirla a colpi di martello. Il corpo rotola sul greto del torrente Afra a due passi dal ponte di San Francesco: è la fine. Il 24enne innesta la retromarcia e scappa via in direzione di San Giustino giungendo in prossimità del Tevere, dove sia il martello che il panno sporco di sangue. Pochi metri più avanti, invece, si libererà del telefono cellulare di Katia, scaraventato dal ponte direttamente sul fiume Tevere.