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Fece multare rivale in amore, sottufficiale a processo

Roberto Minelli
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Avrebbe chiesto ai colleghi della polizia provinciale di fare un controllo sul suo presunto “rivale in amore” che così si è ritrovato ingiustamente multato. Ingiustamente, tanto che l'amministrazione il mese successivo ha dovuto archiviare i verbali di contestazione e restituire la carta di circolazione dell'autocarro che era stato sottoposto a fermo amministrativo. Per questo un sottufficiale della polizia provinciale di Perugia è finito a processo per abuso di ufficio. Martedì 13 settembre si è svolta la prima udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Nicla Restivo, con le parti che hanno avanzato le loro richieste di ammissione di prove. La persona offesa, ossia il conducente all'epoca multato, si è costituito parte civile. Costituita parte civile anche la Provincia di Perugia. Secondo il capo d'imputazione, nell'ottobre 2013 il sottufficiale avrebbe effettuato un'attività di servizio fuori dal comprensorio di sua stretta competenza richiedendo l'intervento dei colleghi di Perugia per un controllo su un autocarro. Quale zelo, si potrebbe pensare. Ma la procura, come detto, ha ragionato diversamente. Secondo quanto da essa ricostruito, l'interessato avrebbe prospettato ai colleghi l'ipotesi di un trasporto per conto terzi da parte del conducente (“fatto non corrispondente al vero”, rimarca il capo di imputazione), in modo che nei confronti di quest'ultimo e del proprietario del mezzo fossero elevati i relativi verbali di contestazione con tanto di fermo amministrativo del veicolo. In tal modo - dice ancora l'accusa - avrebbe perseguito un “interesse personale”, violando i doveri di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione e comunque omettendo di astenersi per un interesse proprio in quanto reputava il conducente un “rivale in amore”. In udienza preliminare l'uomo era stato assolto con sentenza di non luogo a procedere dall'accusa di stalking. I legali dell'imputato, a seguito delle indagini svolte, chiameranno testi che, secondo la difesa, saranno “in grado di smentire le accuse in maniera netta”.