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Firma la lettera di dimissioni, ma c'è l'inganno

Jacopo Barbarito
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“Firma questa lettera, è una garanzia per te. In caso di chiusura, viste le tante difficoltà esistenti, il licenziamento ti darebbe la possibilità di percepire almeno la disoccupazione”. E così la dipendente accetta senza pensarci due volte. Mettendo nome e cognome sul quel pezzo di carta (senza data) presentatogli dalla ditta di confezioni situata a Perugia dove lavorava da oltre quattro anni (tra l'altro le era stato trasformato il contratto a tempo determinato a indeterminato). Ma quella firma “al buio” era invece stata posta su una lettera di dimissioni. Una truffa bella e buona, quindi. Con la donna raggirata che dopo essere ricorsa ai sindacati per far valere le sue ragioni, alla fine non ha potuto fare altro che denunciare i propri datori di lavoro, scatenando un procedimento giudiziario nei loro confronti. E proprio ieri mattina, davanti al giudice Marino Albani, la triste vicenda è stata ripercorsa in tutte le sue fasi. Con il racconto della parte offesa (che si è costituita parte civile con l'avvocato Luca Brufani, nella foto) che ha complicato e non poco la posizione delle quattro persone a capo della ditta. Visto che lei aveva tra l'altro registrato quelle “confidenze” che le erano state fatte per firmare. Tra i testi sfilati ieri ancheun funzionario dell'ispettorato del lavoro e due esponenti della Cisl. Si tornerà in aula nel febbraio prossimo, quando verranno sentiti i primi due testimoni della difesa.